Dedo do meio
In tre settimane Luiz Inácio Lula da Silva ha recuperato 2,49 punti percentuali sui pronostici. In Brasile equivalgono a 3.089.649 elettori. La stampa internazionale grida al prodigio. Ma per i più attenti, l’ago della bilancia è dipeso da un momento preciso, al fotofinish della campagna elettorale. E a innescarlo è stato un autogol di Bolsonaro Jr, mentre Lula - che è una vecchia volpe - si è limitato a sfruttarlo con rapidità e scaltrezza.
Bisogna considerare che in Brasile votare è un obbligo e l’astensionismo viene multato, dunque le elezioni vedono una partecipazione pressoché totale e il popolo prende parte al dibattito pubblico come da noi ormai risulta inimmaginabile. Ed é per questo che quando, venerdì sera su TV Globo, è andato in onda l’ultimo confronto diretto tra i due candidati, uno strafalcione ha ridimensionato l’esito alle urne di oltre 124 milioni di elettori.
Bolsonaro Jr - La verità è che voi aumentate le tasse su tutto il resto, sui consumi, sul carburante, sul cibo dei più poveri. Tu dai con una mano e togli con le nove dita!
Lula - Non avevo intenzione di usare questo tempo, ma adesso userò il mio minuto perché il candidato ha detto una grossolana idiozia e io non me la porto a casa. Mi ha chiamato "nove dita". Voglio che il pubblico sappia una cosa: se c'è qualcuno qui che sa cosa sia il mondo del lavoro, quello sono io. Se c'è qualcuno che ha perso un dito a 17 anni lavorando di notte, in un turno che non avrebbe nemmeno dovuto fare, sono io!
Non permetterò a un miliziano di chiamarmi "nove dita"! Non lo permetterò. Lui non ha mai lavorato in vita sua, non sa nemmeno cosa sia un libretto di lavoro. Il primo impiego che ha avuto è stato un lavoro finto regalato da suo padre, dove risultava impiegato con lui ma restava a Brasilia. E viene qui a chiamarmi "nove dita"? Dovrà chiedere scusa. Dovrà chiedere scusa a me e a milioni di lavoratori che subiscono incidenti a causa dell'irresponsabilità dei datori di lavoro.
Irridere una menomazione fisica rappresenta una caduta di stile di per sé. Possibile che non sapesse come Lula ha perso il dito?
I principali corrispondenti esteri hanno sottolineato come, fino a quel momento, Flávio Bolsonaro fosse riuscito a mantenere un tono moderato per presentarsi come un profilo credibile e istituzionale. L'insulto ha rotto questa strategia: la reazione durissima di Lula ha ribaltato i ruoli, costringendo Bolsonaro a scusarsi e mettendolo politicamente all'angolo per il resto della serata.
La gaffe ha toccato una corda sensibilissima nel Paese. Rivendicando l'incidente sul lavoro, Lula ha riattivato la sua identità storica di ex operaio metalmeccanico. Questo ha generato una forte ondata di empatia tra i lavoratori, trasformando un attacco personale in un'offesa simbolica a milioni di brasiliani.
Insomma, per un istante, nell’impeto della violenza, un fascista ha gettato la maschera. E gli è costato molto caro. Perché la gente può essere stanca, ignorante, perfino superficiale. Ma non è stupida.
Mentre Flávio Bolsonaro ora si arrocca in un disperato e isolato ricorso legale contro la proroga dei seggi, la democrazia brasiliana ha già voltato pagina. Il "Presidente operaio" torna così per la quarta volta alla guida del paese, dimostrando che, nel teatro della politica, l'autenticità delle proprie cicatrici ha ancora un peso specifico superiore a qualsiasi facciata identitaria.
Lula in fabbrica aveva perso il mignolo. Quello medio - o dedo do meio - invece, gli è rimasto bene attaccato.
Tchau Flávio, tante care cose.
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