Dove vanno i baci
È la fase in cui dice cose strepitose. In cui il linguaggio è sì formato, ma ancora acerbo; e le lacune le colma con immagini poetiche. Dice: i tuoi baci vanno nel mio cuore. E sono giorni che quando gli do un bacio, chiude gli occhi e se lo gusta. Con lo stesso gusto ripete: va nel cuore. Mi domanda: a te è arrivato nel cuore?
Al netto che è un periodo difficilissimo, pieno di nodi che cerchiamo di aiutarlo a sciogliere - ognuno nel suo misterioso modo - di mezzo a una tensione latente per i suoi malumori improvvisi, la mente del mio piccolo essere umano si rischiara altrettanto improvvisamente, il suo sguardo corrucciato si distende e poi dice queste cose per le quali mi trovo a pensare che, sì, vale la pena tutto. Che è come trovare la fine dell’arcobaleno dopo un anno di pioggia. Perché é davvero lì che vanno i baci, i suoi: nel cuore. A gonfiare il petto di vita. E di fatica. E poi di nuovo di vita.
A questo ci si riferisce, quando si parla della purezza dei bambini. Un nucleo poetico e figurativo che s’involerà nei prossimi anni e al quale il mondo non ha mai forza abbastanza per aggrapparsi. Continua ad abitare, in esilio, tra le pieghe di un’esistenza di scorni inutili.
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