Un guaio
Quando sogno il me bambino, ha il volto di mio figlio. Ed é un guaio. Perché non gli deve accadere nulla, non gli può accadere nulla. Ma il passato non si può cambiare, e al mio bambino il male arriva di riflesso. Così al mattino, dopo notti insonni, lo guardo e provo un senso di dolore e di impotenza per non averlo saputo proteggere.
Per distinguerlo da me, mi sforzo di pensarmi bimbo con un libro tra le braccia, ogni volta diverso. Così chiudo gli occhi e penso a un libro e quel bambino non é più il mio bambino, ma io, in mezzo a un prato, con un libro da grandi tra le braccia.
E non so cosa mi spezzi più il cuore, se la somiglianza con mio figlio, o la solitudine di quel bimbo, inspiegabilmente solo, con un libro da grandi, che legge assorto su un prato deserto.
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