Chissà se i Beatles sapevano dell’implicita ironia di chiamare un album White. “Albus”, bianco - tautologia pura.
Una pagina che attende soltanto di essere riempita. È così che arriva un figlio: pagina bianca, poi - c’é. Esiste, è nel mondo e allora, pagina dopo pagina, scrive la sua storia, inesorabilmente.
È curioso compilare un album che ripercorra questi primi quattro anni. Contemplo a lungo la prima pagina ancora bianca dell’album. Poi la prima foto, che è la nostra prima foto. Mi ero stirato una camicia: volevo essere elegante per lui, per questo nostro primo appuntamento. Seconda pagina, seconda foto: si stiracchia, la sua pelle esplora il mondo, ad occhi chiusi. Terza pagina: conosce i nonni, sente per la prima volta il suono della loro voce, il calore del loro alito, la vibrazione delle loro risate. E avanti. Pagina. E pagina. E pagina. È un lavoro stremante, ogni immagine mi riporta alla mente una serie di ricordi e voglio accarezzarli tutti un momento.
Pagina bianca, poi, tu; poi, noi. Questa piccola vita non si ferma mai e macina pagine su pagine ed è inquantificabile quanta vita sia. È tritolo. È dinamite. Sul mio petto, sempre. Leggiamo molto, tutto è placido, la foto è immobile e così siamo noi, ma ogni pagina riempita è una detonazione di esistenza. E ogni pagina voltata sigilla un momento che è stato e che non ritornerà, protetto dalla patina della carta velina. L’album, così promettente nel suo etimo, raccoglie invece il passato. È tutto passato, chiuso, sigillato. A questo serve, un album, a conservare un attimo che non sarà mai più.
Il White Album si chiude con una ninna nanna di John Lennon per Julien.
Dream sweet dreams for me
Dream sweet dreams for you
Perché alla fine a questo si riduce, molto spesso, la genitorialità (almeno per me): ricordarsi per chi lo si sta facendo. O quanto meno non smettere mai di domandarselo. Questo album è per te? Oppure per me. Questi ricordi li ricordo per te? Fai bei sogni per me. Ma falli anche per te.
Che le foto le posso pure incollare io, ma la tua storia sei tu a scriverla.
parole: 358
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