Piano Salon Christophori

Il neurologo Christoph Schreiber ha realizzato un sogno: dal 1998 organizza concerti di musica classica nel capannone di un restauratore e accordatore di pianoforti. Un fabbricato in apparenza senza arte né parte all'interno dell'ex deposito dei tram e dei bus di Wedding (il complesso industriale Uferhallen, ora snodo creativo cruciale della città), questo spazio è un vero e proprio laboratorio di restauro di pianoforti di giorno, mentre di notte si trasforma appunto in un intimo salone da concerto.
Il Piano Salon Christophori Schreiber l’ha opportunamente intitolato a Bartolomeo Cristofori, artigiano alla corte dei Medici, celebre per aver inventato il primo pianoforte moderno intorno al 1709. La collezione di strumenti è imponente e ti piove in testa da ogni angolo: oltre centoventi pianoforti, tra i quali il più antico è un Perotta del 1799. Il Salon ricalca l’atmosfera da speakeasy che avevo incontrato soltanto in qualche scantinato di Torino, ma con notevoli twist berlinesi: la scenografia non è studiata e genuinamente caotica, tra i pianoforti in restauro, pile di spartiti, attrezzi da lavoro e polverosi lampadari d’epoca che scaldano il soffitto altrimenti asettico di un capannone industriale.
Il Salon organizza la bellezza di 160 eventi l’anno, tutti con artisti tra i più rilevanti sulla scena internazionale.
Questa sera ad esempio, ho potuto assistere all’esecuzione sbalorditiva della violinista singaporiana Chloe Chua (19 anni e un curriculum di esibizioni e premi che non si spiega), di una sonata di Tartini che, in conclusione, ha strappato un applauso da stadio alla platea. Accompagnata al pianoforte da Julien Quentin, i due si sono esibiti in tre extra, trattenendosi a suonare oltre mezz’ora dopo la conclusione del programma.
Compresi sono nei 25€ vino e birra, dei quale ci si serve alla fine del concerto durante le lunghe chiacchierate con gli artisti e con gli altri ospiti del Salon (età media 35-40 anni). La vicinanza è un fattore determinante dell’esperienza, essendo così rare non soltanto le occasioni di godere della musica classica a pochi metri dagli esecutori, ma ancor più rara è la possibilità di avvicinarli una volta conclusa la performance.
Un’atmosfera calorosa e conviviale incorniciata da questa scenografia monumentale e particolarissima.
Rientra nell’ormai interminabile lista di cose assurde che si possono vedere soltanto in questa città e che classifica Berlino, ancora una volta, come assolutamente inclassificabile: anarchica e moderna, barocca e rigorosa, ad ogni modo sempre e ostinatamente originale.

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Dovrei stupirmi?