Autografo
È una rubrica ormai continuativa, quella in cui mio figlio mi obbliga a riflettere su cose apparentemente semplici, ma che poi mi ronzano in testa per ore.
Oggi: “Che cos’è un autografo?” Quando ti piace qualcuno di famoso, tipo Sinner, e lo incontri di persona, allora gli chiedi di scriverti una cosa soltanto per te. “Perché vuoi una cosa di Sinner soltanto per te?”
Già, perché? La verità, Oli, è che non ne ho la più pallida idea. Perché sentiamo l’urgenza di tenerci una parte tangibile di qualcuno che ammiriamo? Che diamine di senso ha? Io ho chiesto due autografi in vita mia, uno a Günter Grass - per regalarlo a un’amica - e uno a Yasmina Reza. E se il primo almeno era un Premio Nobel, per quanto mi piaccia la scrittura della Reza io che minchia ne so del perché le ho chiesto un autografo sul suo Babilonia? Forse perché ero lì, al Salone e già che c’ero.
Il punto è che c’é stato un periodo - per quanto oggi sembri irreale - in cui a firmare autografi ero io. C’erano ragazzini che stavano in fila, a certi eventi, per poter fare una foto con me, per potermi abbracciare, per chiedermi - appunto - un autografo. A me, capisci? E non lo contemplavo allora su di me, figurati oggi sugli altri. Sono persone, come te e come me, hanno paura come te e me, sono fragili come te e me, il loro talento tramonterà, si ammaleranno, moriranno. E avere per le mani un segno tangibile di contatto con noi, non li renderà meno mortali di quanto lo siamo tu e io. Perché quel libro autografato, quel pezzo di carta, un nipote lo guarderà un giorno, durante un trasloco, se lo rigirerà tra le mani, si domanderà chi straminchia sia Yasmina Reza e lo metterà nello scatolone per la discarica. Fine della storia. E ti dico di più: meno male! Sono tracce che interessano soltanto noi per convalidare un nostro passaggio. Perché quelle persone rimarranno, da qualche parte, noi no. E averle sfiorate forse speriamo ci possa mettere in contatto, in minima parte, con un senso di immortalità. Ma si tratta chiaramente di un trucco. Perché quella persona rappresenta qualcosa soltanto per noi, ma per lei - anche se scrive “con amicizia” - non siamo che un’ombra tra miliardi di ombre.
Un autografo non è niente, amore mio. È un modo per convincerti che qualcuno è più importante di te. Ma son balle. Penso sempre ai grandi divi del cinema muto, icone internazionali, osannati da mezzo mondo: oggi in quanti spenderebbero dieci euro per un autografo sbiadito di Gloria Swanson o di Musidora?
Che discorsaccio, Oli. Ne riparleremo, promesso - che Babbo altrimenti diventa inutilmente pesante.
Intanto - come sempre - grazie per la bellissima domanda. È un privilegio cercare insieme le risposte. L’autografo lo chiederò io a te appena impari a scrivere il tuo nome per intero. Quello sì che lo voglio - e me lo incornicio pure.
parole: 500