Capitolo 2.1

Ci sono diversi modi di scontare una pena, e rivelano molto sulla natura del condannato.
C’è la rassegnazione, e questa è riservata alla malafede - oppure alla carriera. Nessuno che sia innocente si rassegna a una condanna. Oppure ha reiterato il crimine, e allora la rassegnazione appartiene a chi ha perpetrato il crimine in piena coscienza delle conseguenze.
C’è poi la rabbia. Se sincera, appartiene a chi ha qualcosa da perdere. La libertà in primis, se abbiamo a che fare con un innocente. L’ingiustizia si rivela puntualmente per un innesco rabbioso infallibile. Perdere una famiglia, non veder crescere un figlio può imbestialire qualsiasi colpevole, anche.
La disperazione. Questa è trasversale. Un innocente può disperarsi, un colpevole pure. Avere paura è cosa da uomini liberi. La disperazione è per coloro che non possono permettersi il lusso. Dal latino de- sperare, ovvero abbandonare ogni speranza. I vivi hanno paura. I morti, invece, si disperano.
E infine ci sono i pazzi. Ai quali la condanna è indifferente, perché non hanno un accidenti da perdere. Anzi. Per i pazzi la condanna può assumere persino le sembianze del sollievo. 

Il commissario Descaves è stato condannato a Berlino. Sedici anni. E dal momento della condanna ha attraversato l’intero spettro delle emozioni. Rassegnazione, perché vi è incorso da innocente e in buona fede; rabbia, per essere costretto a rinunciare alla quiete della Loira; disperazione, nel momento in cui si è reso conto dell'irreversibilità della pena; sollievo, nell’abbracciare una condizione le cui origini lui, in piena coscienza e volontà, aveva perseguito e fecondato. Letteralmente, procreando con una berlinese. E poi, divorziandola.
Ma l’inverno, a quello no, non sarebbe mai riuscito ad abituarsi. Non lui.
E nonostante la grande familiarità del commissario con le condanne e le relative reazioni dei condannati, la sua ancora gli pare oscena ed è determinato a viverla con lo spirito di un’allucinazione.

Perché Decaves odia Berlino sopra ogni cosa. E questo non sarebbe mai cambiato. Non lo avrebbe permesso. Non permetterà ad alcun costo alla città di imbonirlo con sprazzi di ostentata gentilezza né di inusitata affabilità.
Descaves, firmando le carte del divorzio, ha dichiarato guerra a Berlino.
E, in mattinate come questa, Berlino sembra avere raccolto il guanto con sproporzionata ferocia.

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Capitolo 1.2