Capitolo 1.2
Siedono vicini su quello che sembra essere un piccolo sofà, un trespolo troppo piccolo per entrambi. Lei veste una posa financo moderna, leggermente stravaccata e altezzosa appoggiandosi a lui, che controbilancia il peso della moglie adottando una postura scomoda, uno stivale puntato a sorreggere entrambi. Non rinuncia tuttavia a cingerla con un braccio, che lei sembra accogliere con distacco, presa dall’apparire come la protagonista della composizione. Entrambi guardano impassibili di fronte a sé, in direzioni opposte. Sembrano interpretare lo spirito di una perfetta coppia berlinese contemporanea, vicini senza entusiasmo, assorti nelle loro individualità.
La neve li copre come un piumone, conferendo al bronzo una parvenza di intimità domestica. A un primo sguardo, in questa gelida mattinata, potrebbe sembrare che sotto il piumone Bettina von Arnim celi una gravidanza prominente, perfino eccessiva. Una mostruosa protuberanza fa capolino dal suo grembo, pur senza appartenere alla statua.
A notarla è stato il vecchio Hans Peter, storico panettiere della Konditorei Siebert, un'eccellenza nel quartiere. Da Siebert ci vengono da tutta Berlino, quando si tratta di un’occasione speciale e si vuole stupire gli ospiti con una spessa treccia dorata o un Mohnkuchen. L’Arnimplatz Hans Peter lo attraversa ogni mattina da trent’anni, sempre alle cinque del mattino. Ed è in virtù di questa familiarità che ha potuto constatare l’anomalia nonostante la neve battente. Si è dunque avvicinato alla statua dei von Arnim e ha spolverato coi guanti quello che gli era apparso come un sacco dell’immondizia, soltanto per scoprire con un sussulto che si trattava di un uomo. Compatto come un baco da seta e come un baco da seta avviluppato in un sapiente nugolo di nodi; uno scamone d’arrosto come quelli che la sua Siglinde gli prepara il lunedì, quando la panetteria è chiusa, intrappolati in una ragnatela di spago che non lascia scampo al grasso. In posizione fetale, l’uomo russava della grossa, apparentemente indisturbato dal gelo pungente, come dai tentativi di Hans Peter di svegliarlo. Ed è durante uno di questi tentativi che il vecchio ha notato qualcosa pendere dal collo taurino dell’uomo. Con uno scossone l’uomo aveva liberato un cartello dal bianco della neve. Aveva dovuto inclinare il capo e strizzare gli occhi per leggere quello che c’era scritto, a caratteri cubitali e con i tratti incerti di un grosso pennarello nero.
C’era scritto: “REMIGRATION”.
parole: 382