Carne tutta pelle e ossa

Me lo hanno regalato in inglese e quindi lo leggo in lingua originale. Un privilegio di cui troppo spesso mi dimentico. Questo Szalay sa scrivere e scrive come la vita, senza imbellettamenti, senza vezzi, liberissimo nel perimetro di un rigore che in pochi sanno vantare. Se il titolo è Carne, la sua scrittura invece ne è sprovvista, tutta pelle e ossa, oscena nella sua essenzialità. Ricorda il cubismo, così infantile eppure ricco e vivissimo di movimento. Mi stupisce ogni volta vedere quanto sia necessario studiare per raggiungere le forme artistiche più minimaliste. La ricchezza finisce sempre per nutrirsi dei non detti, prima che degli eccessi. Senza sforzo apparente, come un rovescio di Federer (che ci insegna: “effortless is a myth”), ogni pagina di Szalay lascia uno spiraglio aperto sulla prossima, senza mai forzare, senza escamotage narrativi, ma soltanto spingendo avanti la storia nuda e cruda, che si fa strada da sola nell’immaginario del lettore. E sebbene io odi scrivere dei libri prima di averli finiti, per Flesh si può fare un’eccezione. Perché libri così ci si può permettere di leggerne pochi davvero. L’ultimo che mi aveva fatto questo effetto, per dire, l’avevo letto dieci anni fa abbondanti ed era La Trilogia della Città di K. della Kristóf. Una rasoiata dopo l’altra.
Ci si arriva a scrivere così, soltanto leggendo. Ed è un privilegio comprenderne il valore.

parole: 225

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