Mio

È soltanto un momento, e passa più in fretta di quanto desideri ammettere. Ma non si può ignorare, perché racchiude rumorosamente in sé tutta l’esasperazione, tutta la passione, tutta l’attesa, tutto il sacrificio, che soltanto la prima stesura di un romanzo può contenere.
Dall’attimo in cui penso “potrebbe diventare qualcosa” a quando quel qualcosa lo osservo venire sfornato da una stampante, ci passa effettivamente poco. Qualche mese. È però l’allineamento dei pianeti, che nel contesto di una vita riccamente vissuta si verifica ogni sette anni suppergiù, a rendere quel momento così magico (non vi è altro termine).
Perché di fatto è una stampante che sputa pagine. Che sputa parole sulle pagine e poi le pagine stesse. Così calde e acide, in quei luoghi tristemente caldi e acidi che sono le stamperie o come si chiamano. Poi pago e me ne esco col plico sotto braccio, che già non è più caldo né niente, è soltanto un plico di carta. Ma è il mio plico di carta. L’ho scritto io. Dentro c’é una storia. Ed è la mia storia. Ancora non importa se è bella o brutta, perché di fatto non è ancora niente: un uovo senza guscio, un volto senza pelle. Un limbo delizioso e impagabile al riparo del giudizio altrui, mentre ancora mi posso crogiolare nell’idea che diventerà meraviglioso.
Non è Il Nome Della Rosa, e nemmeno Il Deserto Dei Tartari. Non è ancora niente. Ed è il suo bello.
Che un romanzo sia il bambino dell’autore, lo lascio dire a quegli autori che non hanno avuto figli. Io un figlio ce l’ho. E non è solo mio, e non decido io com’è e come sarà, e non me lo aggiusto come un abito di sartoria. No. Il romanzo invece è davvero soltanto mio. La libertà, il mio romanzo, se la scorda: qui viviamo in una monarchia assoluta e io sono il teocratico despota. È il privilegio delle arti individuali. Qui non si fanno sconti a nessuno: esco dalla stamperia con le mie pagine strette sotto il braccio. E finché non le spedisco a un editore, m’importa una pippa che facciano schifo. Oggi sono libero di infischiarmene. Oggi sono libero. Oggi sono io. Io col mio plico di carta e parole.

parole: 372

Avanti
Avanti

Capitolo 11.5