Difficile. Impossibile. Sempre uguale.
Non può che occupare un trafiletto, nascosto, di fianco ai necrologi, il quindicesimo record infranto da Duplantis nel salto con l’asta. Potrà continuare a saltare sempre più in alto, ma a ventisei anni - uno sputo - questo incredibile atleta non ha più niente da promettere né a sé stesso, né al mondo. Ipotizziamo che lo aspetti una carriera lunga - trentasei anni.
Scenario uno. Continua a superare sé stesso, anno dopo anno. Di questo passo a trentasei anni salta sopra un palazzo di otto piani. Reagiremo con uno sbadiglio.
Scenario due. Entro la fine di quest’anno avrà raggiunto l’altezza massima consentita dalle leggi della fisica. Cosa farà per i prossimi dieci anni? La sua carriera sarebbe dunque finita. A ventisei anni. Rimarrà una leggenda, ma la disciplina che ha scelto non gli concederà un miglioramento infinito.
Un calciatore, nell’arco di una carriera, non si scontra con la fisica. Può ambire a segnare sempre un gol in più, come dimostra Lamine Yamal, magari cominciando a raccogliere reti sempre da più giovane. Un maratoneta potrà sempre ambire a correre un secondo più in fretta, perché si mette a confronto con altri esseri umani.
Duplantis si misura con un concorrente contro il quale, gioco forza, presto o dopo dovrà arrendersi: la forza di gravità. In un esercizio che per giunta si consuma in una manciata di secondi e che si disputa un paio di volte all’anno. Spettacolare per il tempo di un caffé.
Perché stasera che l’ho visto saltare l’ultima altezza record, mi rendo conto che è lo stesso salto dell’altra volta. E delle olimpiadi. E di quelle prima ancora. Parliamo di centimetri invisibili a noi che non saltiamo. Gioiamo della sua reazione, ma il salto con l’asta si fonda su un miglioramento numerico che intuiamo soltanto dalla reazione di gioia o di delusione del saltatore. O del commentatore.
Insomma, a me questa cosa dispiace da morire, perché quello che sta facendo questo ragazzo ha davvero dell’incredibile. Ma quando ben abbiamo gioito una volta, quattro, sette - come potremo continuare a mostrare entusiasmo al quindicesimo record? Il salto quella roba lì rimane. Difficilissima. Impossibile. Ma sempre la stessa.
L’ha capito bene Tamberi, che infarcisce quell’esibizione così ripetitiva, di uno storytelling da soap opera. E soltanto per questo diventa interessante per certi. Mica per il salto. Quello un salto è e sempre lo stesso salto rimane.
Purtroppo.
parole: 394