Una robetta da nulla

Quaranta minuti abbondanti di rappresentazione. Venduto come “spettacolo di marionette”, si trattava in realtà di ombre cinesi. Una roba che in un pomeriggio lo facevo meglio io a casa.
Pure Prokof'ev ha cambiato, mischiando la versione originale per orchestra a passaggi di una porcheria sperimentale. Un esercizietto davvero pigro, eseguito anche con la supponenza di chi pratica un’arte tradizionale da decenni e dunque si sente in dovere di esibirsi con il tangzhuang e le pantofoline da primo anno di ginnastica ritmica, quelle con la suola di scamosciato.
Il tutto per la bellezza di dodici euro per gli adulti, otto per i bimbi. In pratica, un furto.

Eppure. C’è un particolare che non si può ignorare: i bambini in visibilio.
Sotto lo sguardo attonito dei genitori truffati, i piccolini partecipavano alla messa in scena con un trasporto anfetaminico, di chi davvero non ha assistito a niente di lontanamente paragonabile in vita sua.

Mio figlio non ride così davanti ai cartoni della Disney. Ed é una generazione che immagineremmo avvezza a uno standard di intrattenimento superiore a qualsiasi altra la abbia preceduta. Invece stan lì a sganasciarsi per una robetta che ha più di duemila anni, sulle note di un compositore ucraino coevo dei loro trisavoli. E non c’è YouTube, non c’è iPad, non c’è PawPatrol, non c’è Disney che regga: dal vivo sarà sempre tutta un’altra cosa. E io non mi stancherò mai di raccontarlo e non mi stancherò mai di commuovermi. Perché prima di avere un figlio pensavo anche io che coi bambini bastasse niente a intrattenerli, due pernacchie e due bubù, invece sono il pubblico più difficile di tutti perché hanno l’attenzione di un pesce rosso e se non li fai ridere davvero, col tubo che lo fanno per compiacerti.

Però bisogna portarceli. Bisogna alzare il culo di sabato, armarsi santa pazienza, vestirli, caricarseli e portarceli. Perché - ripetiamolo insieme - non sono i bambini a rincoglionirsi davanti ai tablet: siamo noi che ce li mettiamo. Le arti performative non sono in declino perché sono noiose: sono i genitori che sono diventati pigri e non avvicinano le nuove generazioni al palcoscenico. Altrimenti quelli ci andrebbero. Eccome.
Come mi disse il buon Elio De Capitani: “Tu a Londra ci vuoi andare, o vuoi vedere il DVD?”

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Difficile. Impossibile. Sempre uguale.