Babylon Berlin 1-4
Non che non dessi credito all’industria dell’intrattenimento tedesca, ma i prodotti europei (salvo, forse, certi britannici) hanno sempre un che di posticcio. Abbiamo le maestranze, avremmo anche una manciata di attori bravi, ma in qualche modo il formato seriale su larga scala viene padroneggiato da questa parte dell’oceano ancora con un certo impaccio.
Di Babylon Berlin, purtroppo, si è parlato poco fuori dalla Germania. Inspiegabilmente, mi vien da dire, perché non è un prodotto eccessivamente celebrativo o autoreferenziale dei tedeschi ed è stato in grado di sviluppare un linguaggio narrativo potenzialmente internazionale, come lo ha fatto Peaky Blinders nel Regno Unito. Il cast raccoglie alcuni tra gli interpreti migliori della Germania, attraversando tre generazioni abbondanti, e la produzione non ha lesinato in grandeur, ricreando intere parti della Berlino degli anni ‘20 negli storici studi di Babelsberg - com’è ovvio che sia, non lasciando la storia dell’ultimo secolo alcuno scampo a più di una manciata di edifici in tutta la città.
Quando ormai mancano pochi giorni al lancio della quinta stagione, ho consumato le quattro precedenti avidamente e con particolare partecipazione per essere un inquilino della città, potendo riconoscerne ora non soltanto certi scorci, ma interpretandone lo spirito - mi pare - fedelmente trasposto dagli autori sullo schermo.
Nel bene e nel male la storia di questa città è la storia dell’Occidente: da questo crocevia si sono diramate le sorti non soltanto del popolo tedesco, ma di quello europeo tutto. Ambientarvi qui le vicende noir del commissario Rath e di Charlotte Ritter, del magnate Nyssen e del mafioso Kasabian è di per sé un’intuizione lodevole, specialmente nel momento in cui dagli anni ‘20 seguiamo la china discendente che ci conduce a passo d’oca attraverso la crisi del ‘29, fin nella grotta degli anni ‘30. E dopo - chissà.
Insomma, è una serie davvero ben fatta, storicamente accorta ed esteticamente fedele, con tanto cuore, tanta cultura e uno spirito battagliero. Sotto nessun aspetto ha nulla da invidiare a formati statunitensi ben più celebrati. Ora c’è soltanto da attendere una settimana per scoprire come gli autori hanno scelto di giocarsi la presa di potere nazionalsocialista. E non poteva cascare meglio, all’indomani del voto in Sassonia.
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