Stralci

Non so davvero ricostruire come sia successo, ma tornato dal lavoro ho acceso il computer e sono finito a guardare stralci di documentari su stragi. Prima l’11 settembre, poi lo tsunami in Indonesia. Ed è stato come se non riuscissi a smettere di nutrirmi di tutte quelle immagini, di quelle voci, di quelle storie dolorose, di quelle vite spezzate. Ah, sì: è cominciato con i video del memoriale per Kobe Bryant. Mi domandavo quanto tempo fa fosse mancato. E da lì sono entrato in un loop di contenuti tragici. Soltanto di fronte al racconto di una madre indonesiana che credeva di avere perso il figlio di tre anni tra i flutti, mi sono sentito di interrompere la visione. Per il resto non riuscivo a provare niente, se non stupore per le immagini sempre impressionanti. Come se ne avessi avuto bisogno. Ho avuto altri momenti simili negli anni, me li ricordo. Non so cosa siano. Non mi fanno né bene né male; vorrei scrivere che mi riconnettono con il mondo, ma non è vero. Mi connettono con una momentanea necessità che non so codificare e della quale non riesco a intendere né l’origine, né le implicazioni. Ma a volte serve il male del mondo, prenderne parte, parteciparvi con distacco. E forse un giorno, con calma, troverò una risposta.

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