Far ridere è un casino
Io non lo so com’è: ho fatto l’attore, recitavo le battute degli altri. Non mi sono mai azzardato a mettere in scena una cosa mia. Figuriamoci una cosa che vorrebbe far ridere. Perché poi una cosa è scriverla, un’altra è metterla su un palco. Calcolando intonazioni, postura, tempi. Credo che non ci sia cosa più difficile al mondo che far ridere. Non a casa, nemmeno alla cena di famiglia, ma di fronte a degli sconosciuti. In inglese. In uno scantinato. A Berlino. Parlando di noi, di sé. Ci vogliono le palle cubiche. Ho assistito, ancora una volta, a una cosa difficilissima, un ecosistema in equilibrio perennemente precario. Riuscirci è un’impresa titanica. Perché poi non siamo tutti Louis CK - per quanto anche a lui deve essere riuscito impossibile all’inizio. Ci vuole un’intelligenza mastodontica, coraggio, sensibilità. Ed è bello assistere ancora a qualcosa per cui si ha grande rispetto. Ho riso genuinamente, non sempre, ma abbastanza da stupirmi del trucco di magia. Bravo Filippo. Abbiamo riso. Che è ancora una cosa davvero importante. A Berlino, poi.
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