Fosse semplice
In Germania, essere di sinistra ha ancora un significato. I nostri paesi hanno avuto storie politiche molto differenti, dunque a poco valgono i parallelismi, eppure stupisce vedere come qui il movimento - in senso ampio - della Sinistra qui non abbia mai smesso di interrogarsi sulla sua natura, mentre da noi le domande sembrano essersi esaurite da una ventina d’anni abbondanti. E se è pur vero che l’ascesa dell’ultradestra è culminata proprio oggi con il crollo della Brandmauer in Sachsen-Anhalt, si può osservare come il partito più puramente di sinistra, Die Linke, continui a fendere il buio con stupefacenti successi elettorali, non per ultimo nella capitale. La Sinistra tedesca continua a mettersi in discussione non soltanto in senso intimo e analitico, ma anche comunicativo, coinvolgendo la propria popolazione in un continuo dibattito sulle proprie radici, adattando le sue lotte alle necessità locali come a quelle nazionali, con un’agilità che la pachidermica sinistra italiana si è preclusa grazie a decenni di frammentazioni interne e all’asfissiante bagaglio storico del quale non si è mai riuscita a disfare.
Potrebbe stupire un orecchio italiano, ma primi a raccogliere la sfida per un nuovo modo di essere di Sinistra sono proprio i giovani, e per di più in modo schiacciante. Lo scorso 20 settembre, a Berlino, Die Linke ha raccolto il 43% dei voti nella fascia 16-24 anni (contro appena il 12% per l'AfD), il 49% tra i 25-34 anni e ha conquistato complessivamente circa il 48% dell'elettorato under 30. Per l’Italia si tratta di risultati ormai inimmaginabili.
“L’utopia è rimasta, ma la gente è cambiata. La risposta ora è più complicata,” cantavano i Modena City Ramblers, emblema culturale di una Sinistra immobile, ancorata a un passato distante che in nessun modo sarebbe in grado di rivolgersi con chiarezza ed efficacia a un diciottenne del 2026. Eppure avevano ragione, questo verso condensa il nucleo della sfida politica di un intero movimento, con un unico distinguo: in Germania quella risposta la si è cercata e la si continua a cercare, mentre in Italia no.
nd è oggi una delle testate di riferimento della Sinistra in Germania. Fondato nel 1946, Neues Deutschland (al tempo) è stato per decenni il quotidiano ufficiale del partito unico della DDR (la SED), nonché il giornale più diffuso del Paese. Dopo la caduta del muro si è progressivamente sganciato dal ruolo di megafono di regime, pur rimanendo vicino in particolar modo alla linea della Linke. Dal 2022 il giornale non appartiene più a un partito, ma è gestito da una cooperativa di lettori e redattori, una Genossenschaft, come peraltro i suoi competitor diretti, taz e la junge Welt.
Nonostante il suo passato a dir poco ingombrante, nd è in costante ricerca di una propria dimensione e non ha paura di comunicare con coraggio e una certa sfrontatezza.
La sua ultima campagna poi è creativamente - come politicamente - monumentale e rispecchia quello spirito di cui parlavo in principio, di continua ricerca e messa in discussione.
Lo spot mette in scena una sfilata di attivisti in cui ognuno incarna un’anima diversa, e spesso in aperto contrasto, della galassia progressista. C’è chi si sente un pompiere intento a spegnere i continui incendi del presente, chi invoca la tabula rasa per ricostruire da zero e chi, al contrario, persegue la via dei piccoli passi e delle riforme graduali; ci sono le rivendicazioni per l'abolizione dell'orizzonte lavorativo o per l'automazione totale, le battaglie trans-femministe, i nodi irrisolti del passato coloniale e le ansie per il collasso climatico imminente. Lungi dal voler nascondere queste fratture sotto il tappeto di un finto unanimismo, nd le esalta, arrivando alla provocatoria conclusione che, sì, «essere di sinistra può essere complicato». Ma è proprio in questo labirinto di spinte opposte che il giornale si accredita non come un megafono dogmatico, bensì come una bussola indispensabile, capace di ricondurre quella babele di istanze a un unico, vitale denominatore comune: la necessità di cooperare per salvare il mondo. Ed è esattamente in questo cortocircuito creativo che si misura la distanza con la sponda italiana: laddove da noi la complessità viene vissuta come un trauma che paralizza e frammenta, la comunicazione di nd la trasforma in un valore identitario, un manifesto generazionale che non ha paura di dire ad alta voce che essere di sinistra è difficile, ma che - come recita lo slogan della campagna - “fosse facile, lo sarebbero tutti”.
A momenti mi commuovevo.
Per inciso: io questo spot l’ho visto in una sala cinematografica in centro a Berlino. Ci vuole molto?
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