Il Circo

“Facci ridere” gli intima il direttore del circo e il vagabondo abbozza qualche passo goffo, suscitando la sua ira. Quando a Charlot viene chiesto di intrattenere, la maschera cade. Nel Circo questo è soltanto il primo dei due momenti in cui il Tramp non riesce a suscitare le risa del pubblico, il secondo è quando perde l’amore. È la dannazione del personaggio di Chaplin: il motore della sua comicità è il dramma interiore, non una qualche forma d’arte. Ogni interferenza esterna ne costringe il talento e ne paralizza l’estro.
Charlot, come i più celebri personaggi di Čekhov, fa ridere poiché patetico: la sua comicità non è mai un atto deliberato, ma l'involontario riflesso di un fallimento esistenziale. Nel momento in cui indossa i panni del clown professionista, il meccanismo si inceppa; la costrizione spegne la scintilla e il pubblico resta muto. Al contrario, quando viene inseguito da un poliziotto o tenta disperatamente di mantenere la dignità in mezzo al caos, la sua sfortuna si trasforma in capolavoro. Eccola l’essenza della maschera che ha segnato per sempre il cinema: essere tragicamente serio mentre il mondo attorno a lui ride della sua inadeguatezza.
Non è un caso che, in oltre cinquecento pagine di autobiografia, Chaplin non nominerà mai Il Circo: il dramma del personaggio si fuse dolorosamente con quello dell'autore che, proprio durante le riprese, vide la produzione congelata dal tribunale e lo studio devastato da un rogo, mentre affrontava lo scandalo pubblico del divorzio da Lita Grey.
Così, prima che cali il sipario, il Tramp compie il suo sacrificio più grande: rinuncia all'amore della sua vita, consapevole di non aver nulla da offrirle se non la propria miseria. In un ultimo, commovente slancio di generosità, gioisce per la felicità di lei e del suo nuovo compagno, illudendoli persino di voler partire insieme, per poi farsi da parte in silenzio.
Quando anche i riflettori del circo si spengono e la carovana si allontana all'orizzonte sotto il suo sguardo immobile, la risata cede definitivamente il passo alla compassione. Chaplin ci lascia con una delle immagini più pure del suo cinema: un uomo che cammina da solo lungo una strada deserta, capace di farci sorridere non per i suoi trucchi, ma per il coraggio disperato con cui continua a stringere a sé il proprio dramma.

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