Il giovane mondo
Io ci sono cresciuto in redazioni così. Con quell’aria stantìa. Con l’odore di inchiostro. Con le pile infinite di carta. Con le pareti decorate da mille ninnoli. Con le cantine foderate di giornali. Con il picchiettare sordo dei tasti.
Ero il figlio del direttore e tutti mi sorridevano e mi coccolavano. Mi portavano pennarelli colorati e fogli bianchi quando papà entrava in riunione. In giacca e cravatta, l’unico.
Mi sembrava tutto magico. Un po’ perché era l’ufficio di mio padre, un po’ perché sembrava che tutti stessero facendo qualcosa di molto importante. Non era vero, col senno di poi.
L’atmosfera di una redazione, ancora oggi, a trentasette anni, riesce a intimorirmi e affascinarmi allo stesso tempo. Esisteranno ancora per poco, sono le ultime scintille di un canale morente. Già oggi rappresentano i rottami di un pachiderma disorientato, fuori dal suo habitat, che colpisce l’aria come un pugile rintronato, a platea vuota. Eppure chi ci lavora sembra ancora felice.
Anche oggi mi è sembrato che tutti stessero facendo qualcosa di importante. Ma chiaramente non è vero. Nemmeno questa volta.
parole: 178