The best of times, the worst of times

Preparandomi per la giornata, questa mattina mi sono sintonizzato in diretta sullo Stato dell’Unione. Ho fatto giusto in tempo a seguire Ursula Von der Leyen guadagnare il pulpito e prendere la parola difronte al parlamento gremito. Confesso tuttavia di essermi dovuto soffermare già sulla prima frase e di avere pertanto seguito il resto con mezzo orecchio. La Presidente - o chi per lei - ha infatti scelto di aprire il suo intervento citando la celebre apertura dal “Racconto di due città” di Charles Dickens: “It was the best of times, it was the worst of times."‍ ‍
Ora, io il “Racconto di due città” non l’ho letto (come immagino nemmeno la Von der Leyen), ma per quanto mi occorre sapere, mi sovvengono due ordini di considerazioni.
Primo: ha scelto l’autore inglese per eccellenza, dunque l’extracomunitario per eccellenza. Io dico, d’accordo che magari l’aforisma si prestava all’uopo, ma tra tutti, proprio Dickens? Goethe, Zweig, Erasmo da Rotterdam, Hugo, Mann. Possibile che nessuno tra loro abbia sputato mezza frase con la quale aprire lo Stato dell’Unione? Se c’è un solo elemento che può unire gli europei visceralmente, allora quello è la cultura. Forse sarebbe carino ripartire almeno da dei riferimenti che nascano in seno agli stati membri. Ma poi
Secondo: dimentichiamoci anche per un momento che si tratta di un extracomuniario. Davvero in questi tempi a dir poco travagliati vogliamo aprire questi consessi con il più pessimistico, manicheo e tragico tra gli autori mondiali? Personaggi bizzarri o patetici, comunque sempre eccentrici e inesorabilmente sfigati, immersi nella miseria più assoluta, nell’ingiustizia sociale più asfissiante. Ursula, chi te li scrive sti discorsi, la Mazzantini? Ma un pochino di fiducia, di positività verso l’avvenire, un filo di luce in fondo al tunnel, no? A momenti quando l’ho sentito mi strozzavo col dentifricio. Se uno apre un discorso di matrimonio citando Dickens, lo sposo come minimo si tocca i coglioni.

Ecco. Provo a suggerire (suggerire eh, me tapino che non scrivo i discorsi per la Presidente dell’Unione Europea) un incipit equivalente per il prossimo Stato dell’Unione. Azzardo un Camus dall’”Estate”, sperando che il 2027 ci conceda ancora un briciolo di ottimismo per questa povera Europa martoriata: "Nel bel mezzo dell'inverno, ho scoperto che vi era in me un'invincibile estate."
Senza nulla togliere a Dickens, che mangia in testa a tutti quanti - però siamo a Strasburgo, non a Bristol. Che lo citi il nuovo premier britannico (manco mi ricordo come si chiama) quando annuncia il tracollo della sterlina. Dio volesse.

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E poi mille ancora