La vita quaggiù
Non sarò certo io a dover descrivere i cimiteri come luoghi affascinanti, misteriosi, curiosi. Si tratta infondo di spazi che racchiudono la più trasversale paura dell’umanità; non possono quindi che affascinare, incuriosire, inquietare. E siccome alla paura ognuno reagisce a suo modo, il camposanto si rivela spesso per un mosaico dei differenti caratteri, dai più introversi a quelli più eccentrici. Non a caso l’Antologia di Spoon River rimane ancora oggi un caposaldo non soltanto della poesia, ma della narrazione, tra i più amati in Occidente. Il cimitero racconta una comunità, un territorio, racconta chi siamo e come vogliamo venire ricordati.
Per questo alcune tombe spesso possono risultare più originali e distintive, per estro creativo o per fattura. I significati che si celano dietro a certe scelte possono essere imperscrutabili, ma l’arte che è stata richiesta per la realizzazione di certi sepolcri è innegabile: la dipartita è stata a lungo pianificata e meticolosamente organizzata.
Capita quindi di imbattersi in sepolcri particolarmente curati, che vantano dettagli di spessore, pur non ospitando personalità di rilievo.
Ha colto la mia attenzione oggi un angelo, come tanti che albergano in qualsiasi cimitero (con la differenza che un camposanto nei dintorni di Massa può sfoggiare marmi di una certa qualità). Una statua altera con volto di ragazza, bianchissima, il sorriso benevolo appena accennato e lo sguardo rivolto in terra.
Ma é il piede ad avermi colpito, sporto oltre la base, come in un principio di movimento che potrebbe tanto portarla a scendere il gradino, quanto - forse - preannunciarne il volo. Ad ogni modo quell‘invasione di campo, pochi centimetri al di fuori del perimetro celeste, non può essere stata casuale nelle intenzioni dell‘artista - evidentemente più di un semplice tombarolo di provincia.
Mi commuove sempre scoprire questo genere di dettagli che rivelano una passione supplementare, insperata, non richiesta, che artisti offrono con generosità nelle commesse più umili.
Quell‘indecisione, quel trailer di intenzione, mi ha ricordato la sensazione analoga che mi avevano trasmesso “Las Meninas” di Picasso: nell’abbozzare i suoi piccioni alla Californie, l‘artista giocava nel riprendere la spinta che gli uccelli si davano con la zampe per spiccare il volo dal patio. Un istante che nella pittura, come nella scultura, lascia aperto uno spiraglio all‘interpretazione e, al contempo, restituisce una vitalità umanissima al soggetto. Vitalità particolarmente ben riposta nella rappresentazione di un angelo: in breve visita tra i vivi, vegliando al tempo stesso sugli estinti. Tra la tentazione di lasciare i primi alla loro miseria e il desiderio di restare ancora un poco. E ascoltare un minuto ancora, che suono fa la vita quaggiù.
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