Capitolo 11.5

La neve continua a cadere con la stessa pazienza con cui cadeva sui campi aperti del Königsplatz un secolo fa, prima che guerre e muri trasformassero questo luogo nel cuore nervoso della Germania. E il Reichstag resta fermo dentro questo bianco che sospende il tempo, come se attendesse il ritorno di una stagione diversa, una primavera che la città - con la sua memoria lunga e inquieta - sembra intuire ma continuamente rimandare.

E mentre la neve continua a scendere con quella costanza silenziosa, qualcosa si muove sul lato della Spree. Sulla schiena ricurva della Gustav-Heinemann-Brücke, sospesa nella tormenta. Come se emergessero da uno scarto del tempo, compaiono due figure a cavallo.

Il frisone nero avanza con passo cauto sul ponte, e ogni movimento degli zoccoli produce un suono secco e regolare: prima il colpo sordo sulla neve battuta, poi il tintinnio più duro del ferro contro il ghiaccio. Lo scalpiccio attraversa la tormenta con chiarezza, come se il freddo rendesse l’aria più fragile.
Superata la riva, fanno il loro ingresso nel grande spazio bianco del Platz der Republik. Il cavallo lascia una traccia disordinata nella neve ancora intatta ai margini del prato, mentre la cupola del Reichstag cresce lentamente davanti a loro, sempre più grande, sempre più imperiosa.
Quando raggiungono il bordo del piazzale davanti al Reichstag, il cavallo si ferma. Per un momento restano tutti immobili: l’animale con il fiato che fuma nell’aria gelata, la neve che si deposita imperterrita sulla sua criniera, il morso che tintinna appena, le due figure che osservano l’edificio.

Il primo porta lentamente una gamba oltre la sella e si lascia scivolare a terra. Gli stivali affondano nella neve con un tonfo morbido. Rimane accanto al cavallo e solleva lo sguardo verso la facciata del Reichstag, verso le colonne e la cupola velata. Poco dopo lo raggiunge il secondo.
Restano lì, uno accanto all’altro, con il Bundestag davanti e la neve che continua a cadere lentamente sulle loro spalle. E per un momento il piazzale sembra trattenere il respiro: il parlamento, il cavallo immobile, le due figure ferme a contemplarlo, mentre sopra Berlino l’inverno continua a cadere con la stessa pazienza con cui la Storia, in questa città, ha sempre imparato a tornare.

parole: 368

FINE PRIMO LIBRO
(prima stesura)

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Capitolo 11.4