Una possibile amministrazione Eralp fa una paura dell’ostia alla cancelleria. E la cancelleria non ne fa mistero. Di tutti i punti programmatici, un accordo rosso-verde-rosso sugli espropri delle grandi società immobiliari mette in grave imbarazzo i gruppi di pressione vicini alla CDU. In un momento di impopolarità storica del cancelliere, di certo il suo partito non può fare a meno del loro appoggio e, dunque, si decide di fare quello che ogni governo di destra ha sempre scelto di fare nei momenti di difficoltà: giocare sporco.
Lo Spiegel non manca di dimostrarsi un alleato del governo nell’arginare l’avanzata bolscevica (dimenticandosi la storica linea editoriale fissata dal suo fondatore Rudolf Augstein: "im Zweifel links" - nel dubbio, a sinistra), offrendo uno degli spettacoli più indegni ed eclatanti di scorrettezza giornalistica in tempi recenti.
La vicenda nasce quando Elif Eralp concorda un'intervista con lo Spiegel, ma il suo staff invia per errore alla redazione le note interne di revisione. In quelle righe (che ovviamente non erano destinate alla stampa) Eralp spiegava di aver rimosso il nome di un noto sostenitore di reti terroristiche islamiste (tale Ibrahim Ibrahim), confessando la grande paura sua e della sua famiglia nei confronti della criminalità organizzata e delle reti vicine ad Hamas e all’OLP.
Inciso (altrimenti non si spiega perché Hamas - che, ad occhio, dovrebbe avere altre priorità - ce la dovrebbe avere con la candidata sindaca di Berlino): i fondamentalisti islamici vedono la Eralp come una "traditrice"; essendo una politica di sinistra, se prende le distanze da loro o prova a contrastarli dal governo di Berlino, danneggia direttamente la loro presenza in città e per questo vogliono punirla.
Lo Spiegel, con una mossa infame, ha deciso di rendere pubbliche queste note riservate, anziché limitarsi ad annullare l'intervista, scatenando un'accesa polemica nazionale: se da un lato gli esperti di sicurezza ritengono le paure della Eralp siano del tutto fondate (poiché gli estremisti colpiscono con forza chi prova a smarcarsi dall'interno), dall'altro molti osservatori e alleati vi vedono una mossa editoriale ad orologeria per indebolirla proprio durante i delicati negoziati per la formazione del nuovo governo di Berlino, esponendola contemporaneamente all'accusa di ipocrisia, dato che il suo stesso partito ha storicamente minimizzato la minaccia di tali reti radicali (vero).
Vendere come "giornalismo d'inchiesta" la deliberata violazione di un colloquio riservato non è solo un atto di miseria deontologica: è l'esecuzione mediatica di una candidata sgradita. Con un colpo solo, l'operazione dello Spiegel azzoppa la leadership di Die Linke, spaventa l'elettorato moderato agitando il fantasma del ricatto terrorista, e mette la SPD e i Verdi - usciti con le ossa rotte dalle urne - in una posizione di improvvisa forza, permettendo di porre finalmente un veto sugli espropri, con la scusa della sicurezza nazionale.
Non solo. Non potendo affossare la Spitzenkandidatin ai tavoli negoziali, la causa delle lobby dell’immobiliare è stata perorata da una macchina del fango di stampo liberal, cannibalizzando la possibile coalizione dall’interno. E qui subentra l’aspetto tutto misogino della questione. Perché il fatto che la Eralp sia una donna ha certamente un peso strategico nella scelta delle modalità di attacco (rendendolo ancora più vile). Una donna che espone il fianco sulle sue paure di madre, fa gola non soltanto ai lettori più pruriginosi di matrice conservatrice, ma a un’opinione pubblica trasversalmente patriarcale, che non vede l’ora di individuare nella femminilità un vulnus, quando si tratta di ricoprire ruoli di potere. Lo poteva fare Mutti, come lo si concede alla Le Pen o alla Meloni, figure di legge e ordine - come amano dire loro: “donne con le palle” - ma di certo non lo si può consentire a figure di sinistra che invitano alla tolleranza e alla diversità.
Insomma, i bastardi dello Spiegel hanno fatto un capolavoro di contro informazione servile dal punto di vista deontologico, ma ancor più grave è il contesto: in un momento di ascesa dell’ultra destra in Germania, queste operazioni di fango a sinistra fanno leva sull’elettorato moderato e sugli indecisi che nel 2027 saranno chiamati alle urne di cinque Länder federali. Sorvolando sul fatto che continuare a incaponirsi nel cercare di ostacolare la formazione di una coalizione a guida Linke è un insulto alla volontà popolare (7 punti percentuali tra Linke e CDU, con un’affluenza del 74,2%).
Minaccia di deriva autoritaria o meno, volontà popolare o no, l’agenda dell’attuale classe dirigente è chiara e netta: whatever it takes per fermare i rossi. È fin troppo chiaro fin dove sono pronti a spingersi per far saltare il banco.
Di una cosa possiamo stare ben certi: alla fine della fiera, da questa lotta nel fango uscirà un solo vincitore ed è l’Alternative für Deutschland.
Poi sì che ci sarà da ridere. Altro che espropri.
parole: 782
Nel dubbio, a destra
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