È facilissima ironia, ma al contempo nasconde una grande verità: a Berlino non noti alcuna differenza tra Halloween e qualsiasi altro giorno dell’anno. Con un sorriso affronto gli scimuniti incipriati a morto, i goth, gli zombie, i vampiri e mi domando quale sia lo scarto d’intenzione che distingue la loro foggia attuale da quella abituale. Ricordo di avere formulato un pensiero analogo ogni Halloween degli scorsi anni, senza sforzarmi eccessivamente di reprime un antico rigetto per questa ricorrenza idiota. Eppure è anche vero che se c’é una città al mondo nella quale conviverci pacificamente, quella è Berlino.
È una strana democrazia quella che delira per le strade della città, una sfilata permanente dove il bizzarro ha perso ogni potere di scioccare perché si è fatto arredo urbano, un censimento di pazzi che non aspettano certo il trentuno ottobre per darsi un palcoscenico. Di cosa dovrei stupirmi, se all’uscita del supermercato ho settimanale appuntamento con il profeta del checkout: rigorosamente in kilt e a torso nudo - in qualsiasi stagione - discetta con la cassiera sulla fine del capitalismo mentre paga una lattina di birra tiepida. E che dire dell’astronauta di quartiere? Passeggia con un levriero magrissimo indossando una tuta spaziale fai-da-te di fogli di alluminio, muovendosi indifferente al traffico e perfettamente a proprio agio in una sua personalissima assenza di gravità. Posso mai stupirmi per Halloween, se uno dei miei appuntamenti quotidiani è quello con il techno-sciamano in metropolitana, con la cassa bluetooth incastrata nel cestino della bicicletta, mentre celebra riti pagani avvolto in una coperta termica dorata?
Fate i bravi dai. Anche mio figlio, che il primo paio d’anni ancora si spaventava dei vostri denti finti da vampiro, adesso schiocca la lingua e vi guarda con compassione. E infondo, è anche questo il bello di abitare una città di pazzi: il confine tra la follia e la normalità è così sbiadito che persino un bambino impara presto a non aver paura dei mostri. Anzi, impara che i veri mostri, semmai, sono quelli che là fuori prendono la vita troppo sul serio, mentre qui ci si salva tutti insieme, uniti dallo stesso, rassicurante diritto di essere magnificamente fuori di testa. Esageruma, né.
parole: 362
Dovrei stupirmi?
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