Pochissimo bisogno

L‘immemorabile serie “The Beast In Me” si chiude con la memorabile (e azzeccatissima) “Death Of A Clown“ dei The Kinks.

Dave Davies la scrisse proprio per raccontare la vita del performer: ripetitiva e sfibrante, come appunto la quotidianità del circo itinerante. Di più - l'eccitazione che svanisce e la scoperta di una bellezza malinconica alla fine di una serata; una cartomante morta e un trucco sbavato raccontano un mondo che perde la sua magia e i suoi sentimenti più genuini.

Niente a che spartire con la cover dei Nomadi “Un Figlio Dei Fiori Non Pensa Al Domani” (1967), impronta sciapa di un tempo in cui si poteva prendere una canzone americana di successo e cambiarne le parole a piacimento.

Senza merito alcuno, la versione italiana entrava nell’immaginario collettivo, perdendo ogni minima attinenza col testo o col significato originario, ma mantenendone l’orecchiabilità.

Eppure sappiamo, al netto dei successi individuali, che difficilmente la cover dei Nomadi oggi si presterebbe ad adattamenti cinematografici, mentre l’originale - per la potenza esplosiva del proprio messaggio - mantiene intatta dopo quasi sessant’anni tutta la sua scalabilità.

È la differenza tra una traduzione meticolosa o una reinterpretazione avveniristica, approssimativa e superficiale. In breve: bastava lasciar perdere e godersi i Kinks.

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