Vendetta del pesce rosso

“Revenge Of The Goldfish” (1981) è il nome di uno scatto di Sandy Skoglund.

L’artista aveva realizzato l’installazione con pesci rossi di terra cotta, poi dipinti con i vivaci colori in contrasto con l’ambiente e abbinati ai consueti soggetti umani. Uno scatto potente sul sogno e sull’infanzia che riprende tratti autobiografici della Skoglund.

Difficile non notare, passati oggi i controlli dell’aeroporto di Firenze Peretola, l’affissione fuori scala di Giunti (al Punto). Una scopiazzata da prima elementare, goffa e malcelata, in cui l’arte della Skoglund viene non solo brandizzata, ma banalizzata con un copy che fa accapponare la pelle e da un’accozzaglia di soggetti senza capo né coda.

Si commenta da sè. Mi domando soltanto: perché? Come ci si aspettava che l’opera della Skoglund (o quantomeno l’intuizione concettuale) potesse sostenere un messaggio di marca? E qual era poi questo messaggio che si intendeva convogliare?
Resta soltanto da sperare che i pesci rossi si vendichino sul serio. E presto. Magari con una querela per violazione del copyright.

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