Il riscatto

Il termine ransom deriva dal latino, redemptio, ed è composto da red- (indietro) e emere (comprare), suonando naturalmente al nostro orecchio - e a ragion veduta - come “liberare”, “redimere”, che é poi l’effetto di un riscatto.
E se di riscatto si parla, allora è previsto anche un ostaggio. In termini giuridici, questo è sempre una persona, ma in senso figurato, dei terroristi possono tenere in ostaggio un intero stato, ad esempio, così come il maltempo può tenere in ostaggio la città.

Sebbene ai coniugi Ransome (con la “e”) non venga chiesto alcun riscatto, questi sono a tutti gli effetti degli ostaggi. Il loro cognome parla per loro attraverso tutta la farsa e al lettore bastano appena le novantotto pagine per capire da chi o da che cosa siano stati sequestrati.
In principio è facile credere che Mr e Mrs Ransome siano ostaggi delle loro “cose”. Il furto di cui sono vittime è oltremodo assurdo: viene loro sottratto, letteralmente, tutto. Di ritorno da teatro, scoprono che il loro appartamento è stato svaligiato nella sua interezza, un reset - diremmo oggi - un ripristino di fabbrica che comprende non soltanto i complementi d’arredo, ma financo la moquette e le lampade a muro. Rimangono così, Nudi e crudi - che è poi il titolo del romanzo (Adelphi - 2001) di Alan Bennett - ovvero sguarniti di un guscio, ridotti alla loro essenza, costretti a guardarsi e a interagire l’uno con l’altra per la prima volta da decenni, privati del conforto di qualsiasi barriera materiale della quale si possano essere armati nell’arco della relazione.
Del resto, il titolo originale The Clothes They Stood Up In ("i vestiti che avevano addosso") gioca proprio sul doppio significato di quel "restare in piedi": se per il marito significa difendere a testa alta le apparenze borghesi, per la moglie diventa l'inizio di una fiera liberazione. Il titolo inglese racchiude già questo bivio tra la perdita materiale e il riscatto personale.

Di due riferimenti ci si potrebbe avvalere nell’osservazione di questo genere di impianto narrativo. Il primo è il Perec di Le Cose (1965, che getta infatti le basi per le battaglie del movimento studentesco), ma anche il più recente Latronico di Le perfezioni (2022), che invece ha declinato gli effetti del materialismo sistemico nella cultura mitteleuropea di oggi. Bennett sembra volerci condurre a credere che i Ransome siano ostaggi dell’intoccabile impianto stereo - feticcio di Maurice -, della pirofila smaltata con lo sformato della cena sottratta direttamente dal forno, le lampadine svitate dai portalampada, dei rotoli di carta igienica colorata, delle tazzine, dei vestiti, dei dettagli di design. Ma è un’illusione. Scopriamo presto abbastanza che il furto rappresenta soltanto un espediente narrativo, per quanto assurdo, e non una facile critica al neoliberismo.
Nudi e crudi i Ransome rimangono certamente quando vengono privati delle loro proprietà, ma ostaggi lo sono esclusivamente della loro morale. Bennett semina indizi in ogni pagina per rivelarci soltanto sul finale del romanzo, in un flusso di coscienza che sorprende tanto noi quanto Mrs Ransome stessa, quanto il furto sia stato catartico nel mettere a nudo le fragilità della coppia, quanto calcificati fossero i compartimenti delle loro vite, ciascuno rintanato dietro a montagne di “cose” (lo siamo tutti) per non correre il rischio di scoprirsi infelice.
È in questo vuoto improvviso, del resto, che Bennett fa emergere l'asimmetria profonda tra i due protagonisti. Se per Maurice la perdita delle cose si traduce in un'ossessione burocratica e rancorosa, nel tentativo nevrotico di catalogare e rimpiazzare al più presto ogni singolo oggetto, per Rosemary il vuoto si rivela uno spazio inaspettato di emancipazione. Svestita del ruolo di custode del decoro domestico, Mrs Ransome sperimenta una paradossale leggerezza, arrivando a scoprire che la vera prigione non era l'assenza di beni, ma la loro presenza soffocante. Mentre il marito sprofonda nella frustrazione dell'avere, la moglie fiorisce nella libertà dell'essere, dimostrando che il vero riscatto economico e morale non consiste nel riavere ciò che è stato rubato, ma nel disfarsene.

Nudi e crudi non è soltanto una farsa divertente, dal ritmo serrato e profondamente teatrale, ma rivela con delicatezza inattesa certi aspetti tragici di una media borghesia rimasta prigioniera delle apparenze; una generazione che ha goduto del benessere offerto dagli anni Novanta (essendo ambientato a Londra, i Ransome raccolgono i frutti della Cool Britannia) per poi perdere la sua innocenza schiantandosi contro il muro del nuovo millennio.
In ultima analisi, il furto totale orchestrato da Bennett non fa altro che sollevare il tappeto per mostrare la polvere di un matrimonio lungo e arido. Le "cose" rimosse lasciano spazio a un silenzio che Maurice e Rosemary non possono più riempire con il rumore di fondo degli elettrodomestici o la perfezione di un impianto stereo. Privati del guscio, i Ransome scoprono che la morale di cui erano ostaggi era soltanto un paravento contro la solitudine.
Ed è proprio in questa nudità forzata, priva di sconti e di barriere, che Bennett colloca il suo riscatto più grande: la possibilità, dolorosa ma autentica, di ricominciare a parlarsi. Ammesso che ce ne sia il tempo.

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Dedo do meio