Sliding ETH

C’è stato un periodo in cui sembrava che sarei andato a vivere a Zurigo. A studiare architettura. Ora fa quasi ridere pensarci, ma ero anche andato a visitare l’ETH. Così austero, così imponente. Chissà, magari sarei anche stato bravo. Avevamo colto l’occasione con Filippo grazie a due biglietti che era riuscito a rimediare per Italia-Romania agli Europei. Ce le avevano suonate. Mi ricordo un gol di Mutu, che al tempo militava nella Fiorentina.
Era stata una bella scampagnata. Filippo occupava uno spazio molto grande nella mia vita in quella fase. Mi prese in giro immaginandomi a studiare lì. Col senno di poi, l’architettura ha continuato a esercitare un grande fascino nel mio immaginario. Ma avrebbe richiesto molto studio e io, in quella fase, avevo altri grilli per la testa. E belle gatte da pelare. L’ansia, gli attacchi di panico, la depressione galoppante. Non me l’ero sentita. E la mia vita ha preso tutt’altra piega. Prima di cambiare. Ancora. E ancora. Ma quella porta era aperta, come se ne sarebbero aperto e poi richiuse altre.
Che periodo di grandi possibilità. E di conseguenti paure. Sono passati quasi vent’anni. E non tornerei indietro per niente al mondo.

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