Una strana e stupida ortodossia

É un miracolo che il capo redattore del New York Times per la sezione cinematografica non sia uno stronzo.

Non solo. É Wesley Morris. E Wesley Morris é un figo, anche solo per come gode nel raccontarlo, il cinema. Lo fa con una certa regolarità nel suo podcast Cannonball e non é mai critica pura - é condivisione di un piacere.

Accade spesso che i gusti di Morris e i miei differiscano, ma un elemento ci accomuna da sempre: l’amore incondizionato per “When Harry Met Sally. E dunque, consumato il lutto per l’orribile scomparsa del suo creatore, Morris ritorna su alcuni passaggi salienti del cinema di Reiner, sulla sua forza positiva e genuina, su come “la sua morte colpisca proprio per come rappresenti l’opposto del suo lavoro”: felice, gentile e sensibile.

Ad ogni modo, in conclusione di puntata, Wesley Morris fa ciò che soltanto le grandi penne si premurano di fare: tornano ai maestri. Infatti estrae il Biographical Dictionary Of Film di David Thomson (“il Merriam-Webster del cinema”) e legge alla voce “Rob Reiner” cosa di lui venisse scritto prima che la morte ne potesse alterare il vero e oggettivo valore. Infatti a Thompson i film di Reiner evidentemente proprio non vanno a genio. Ma non ci interessa. Quello che ci interessa é invece questo primo paragrafo con il quale introduce il regista di “When Harry Met Sally”. Dice

Come regista, Rob Reiner sembra più colpito - o sconvolto - dall'idea che la gentilezza possa salvare il mondo.

E così il suo lavoro si trasforma in un castello in aria, con il bene e il male etichettati in modo fin troppo chiaro.

È trasportato da una decenza fondamentale, che traspare da ogni messa in scena.

Ma i suoi film sono prevedibili fin dai primi istanti e instillano una strana e stupida ortodossia secondo cui se siamo buoni con i nostri figli, tutto andrà bene.

Questo non è vero.

La vita è più interessante.

Alla faccia della critica.

Reiner davvero non ha mai abbandonato il figlio, fino all’ultimo istante. Perché sì, forse davvero credeva che sarebbe andato tutto bene.

Epperò ha ragione Thomson, infine: la vita é più interessante di così. E tragica.

Ma quanta bellezza, nel mezzo.

parole: 367

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