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Di soppiatto Torino si è rifatta il brand. Inaugurata soltanto due giorni fa, la nuova identità meritava forse qualche celebrazione in più.
Quello della punteggiatura è sempre stato un mio pallino, tanto che oggi quando ho letto la notizia ho dovuto sorridere. Nella sua assoluta semplicità, questo segno incarna l’apertura che la città di Torino promette a moltissimi, il principio di un elenco, certo, ma anche di una nuova storia per intero. Dietro ai due punti ci puoi mettere un po’ quello che ti pare, quello che desideri, quello che più ti rappresenta. Oppure nulla. Un bello spazio vuoto, perché no?
In modo forse più elaborato - ma simile nel principio - la città di New York una decina di anni fa aveva rivisto la propria identità visiva apportandola sopra un png trasparente, dentro il quale ognuno poteva colorare la città della propria storia.
La personalizzazione del territorio sembrerà forse arcaica come formula, eppure rimane attuale per una città come Torino. Una città letteraria, per altro, alla quale un segno di interpunzione si addice con particolare eleganza.
Per me che ci ho vissuto sei anni, è molto chiaro cosa ci metterei dietro quei due punti. Tante, troppe cose. Non è certo questo il momento. Ma quanto mi ha offerto quella minuta screziatura sabauda sospesa tra pianura e Alpi! Per quanto mi riguarda, davvero questo nuovo escamotage ha sortito un effetto più che vitale.
Unica macchia? Nella migliore tradizione italiana, la nuova identità di Torino è firmata da uno studio milanese. Davvero un peccato, data la presenza sul territorio di agenzie più che valide e che avrebbero saputo fornire parimenti una risposta eccellente alla commessa.
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