Il Tema

Per coloro che avessero già visto Inside Man (2006), La Casa De Papel (2017-2021) non è arrivata come una grande sorpresa. La fortunatissima serie spagnola, prodotta da Netflix, ha avuto un successo planetario, rubando a piene mani dai 129 minuti di Spike Lee e dilatando i suoi tempi per cinque intere stagioni. La trama del film, così compressa e brillante, offriva ogni spunto per trafugare - è il caso di dirlo - gli intrecci dei personaggi, abbandonati dal regista di Brooklyn al loro sconosciuto destino e Netflix vi si è avventata con superba maestria.
Perché La Casa De Papel è un’autentica macchina da guerra narrativa. Pochi prodotti sono stati realizzati con la medesima perizia tecnica e profonda conoscenza dei meccanismi dello storytelling visivo. Ogni personaggio, ogni scena, ogni intreccio e, dunque, ogni episodio, sono congegnati per tenere lo spettatore incollato allo schermo col fiato sospeso. Il montaggio è serrato, la regia impeccabile, gli attori capaci, certo, ma la scrittura, quella difficilmente trova paragoni nella storia del formato seriale; non per acume o originalità (come detto, il soggetto è copiato), ma per la comprensione profonda dei gangli che innescano e poi mantengono un’attenzione costante nello spettatore.
Uno su tutti (e fa ogni differenza): il tema.

Inside Man racconta di una rapina unica nel suo genere: la banda criminale si arrocca all'interno di una banca di Wall Street insieme a decine di ostaggi vestiti tutti allo stesso modo, tuttavia lo scopo dell’azione non sono i soldi del caveau, ma la cassetta di sicurezza del potentissimo fondatore dell'istituto. Presto il detective incaricato delle negoziazioni capisce che non era in alcun modo nei piani dei rapinatori abbandonare la banca col bottino.
Inside Man è un’opera che punta tutto su ritmo e trama. Essendo questa particolarmente articolata, due ore di film non bastano per entrare nella psicologia dei personaggi, tant’è che Dalton Russell - a capo della banda - sin dalla prima scena dichiara le ragioni della sua operazione: “Perché posso”. Tranchant e paraculo - ciapa sü e purta a ca’.

Ora veniamo a La Casa De Papel. La serie spagnola ricalca fedelmente questa precisa architettura narrativa: anche qui, la banda del Professore si barrica nella Zecca di Stato spagnola insieme a decine di ostaggi, obbligando tutti a indossare la stessa iconica combinazione di tute rosse e maschere di Dalí. Esattamente come nell'opera di Spike Lee, l'identità visiva tra prigionieri e criminali serve a paralizzare la polizia e ad annullare i tentativi di irruzione. Soprattutto, l'obiettivo non è svaligiare i caveau esistenti: i rapinatori non vogliono rubare soldi ai cittadini, ma sfruttare il tempo dell'assedio per stampare banconote da zero. In questa estenuante partita a scacchi psicologica tra il Professore e la negoziatrice, il tempo non è un limite per i criminali, ma il cuore stesso del piano: restare dentro il più a lungo possibile per fabbricare il proprio bottino e, nel frattempo, conquistare l'empatia dell'opinione pubblica, trasformando un sequestro di persona in un atto di ribellione contro il sistema.

Ma ora arriva l’elemento che distingue Spike Lee dal Professore in modo abissale.
Dire infatti che La Casa De Papel parla di una rapina, sarebbe come dire che il Nuovo Testamento parla delle beghe giudiziarie della Giudea.
Sebbene ritmo e trama siano un elemento cardine della serie, è invece il tema a consacrare il successo della serie: l’amore.
Senza l’amore, non esiste La Casa De Papel, perché é l’amore a innescare ogni singolo meccanismo narrativo che apre la porta al successivo.
È l’amore a far saltare i piani millimetrici del Professore, quando la passione irrazionale tra Tokyo e Rio innesca la prima sparatoria all'esterno della Zecca, trasformando un'operazione chirurgica in una guerra d'assedio. È l’amore a isolare e indebolire la controparte statale, portando l'ispettrice Raquel Murillo a farsi sedurre dall'architetto del crimine fino a cambiare fazione, privando la polizia della sua mente più brillante. È sempre l’amore a creare i cortocircuiti emotivi più letali all'interno della banda: la gelosia accecante, il sacrificio estremo di Berlin per dare tempo ai compagni di fuggire, e la vendetta viscerale che spinge il Professore a dichiarare guerra totale allo Stato dopo la cattura di Rio.

Laddove Dalton Russell in Inside Man agiva nel vuoto pneumatico dei sentimenti per puro cinismo e calcolo, i personaggi di Álex Pina si muovono costantemente sull'orlo del baratro emotivo. Ogni mossa strategica fallisce o si impenna non per un errore logico, ma perché un legame sentimentale devia la traiettoria del proiettile. È il trionfo di quella massima che il Titta Di Girolamo di Sorrentino si appuntava come un memo imprescindibile: l'assoluto divieto di sottovalutare le conseguenze dell'amore. Nella serie spagnola questo sentimento non è il lieto fine, ma l'imprevisto supremo che inceppa la macchina perfetta del Professore e, paradossalmente, la rende immortale agli occhi del pubblico.

Se togliamo il tema, se togliamo l’amore, La Casa De Papel si trasforma immediatamente in un film di 129 minuti, né più né meno: Inside Man. Oltretutto, scegliendo l’amore come asse portante dell’intera narrazione, i creatori della serie hanno fatto leva sul sentimento umano più comune al nostro genere, innescando un meccanismo empatico costante.
È questa l'autentica, geniale "rapina" compiuta da Netflix: aver rubato a Spike Lee una perfetta scatola di ingranaggi razionali per riempirla fino all'orlo di cuore, passione e irrazionalità, trasformando un freddo calcolo matematico nel più grande e redditizio melodramma della televisione contemporanea.

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NAZA, o l’atto di uccidere