A Umberto Bossi l’Italia non deve niente

Prima che venga incensato dalla stampa - alle prime luci dell’alba - come un grande statista, vorrei andare a dormire ricordando a me stesso chi é stato davvero Umberto Bossi. Non è poi un esercizio tanto difficile.

Di mezzo a tanto scempio, Bossi é stata una delle prime vere bestie ad avere calcato le scene istituzionali di questa sciagurata Repubblica. Con lui si sono spalancate le porte di Roma ai barbari (fuor di metafora): un’orda di involuti che sono succeduti a quarant’anni di mafiosi democristiani allo smantellamento del costume e del buon gusto del consesso democratico. L’abbrutimento che conosciamo oggi tra i banchi del potere ha trovato in Umberto Bossi il suo antesignano, il suo più alto ambasciatore. La normalizzazione della sua cafonaggine in Matteo Salvini. Soltanto un affarista della risma di Berlusconi avrebbe al tempo potuto consegnare le chiavi di un ministero a un simile cafone, e anche di questo troppo poco si vanta nel ricordare le malefatte perpetrate durate i suoi anni di governo. Una torma di coglioni che in qualsiasi altra nazione cosiddetta evoluta, sarebbero stati gentilmente accompagnati al primo ospizio e che invece, nell’Italia degli anni Novanta, hanno avuto il piacere di dilettarsi nel tiro al piattello con la Costituzione.

Misogini e razzisti, violenti e ignoranti quanto i loro accoliti missini, i leghisti bossiani hanno cavalcato le paure più recondite degli italiani, ratificando l’involuzione culturale di un Paese che stava muovendo i primi passi verso un’egemonia della superficialità e del degrado civile. Con un nuovo lessico degno soltanto del libro della giungla, la rozzezza si é fatta istituzione, fuori e dentro le Camere. Umberto Bossi é stato il capostipite di una generazione di subumani che hanno rapidamente spazzato via le - pur misere - speranze di trasformare l’Italia in un credibile candidato a giocare al tavolo dei grandi partner europei.
Della tardiva dipartita di questo decantato “Uomo Comune”, c’è purtroppo ben poco di cui rallegrarsi: i danni che poteva fare li ha fatti a suo tempo e la sua abilità nel procurarci una progenie di imbecilli é ben riscontrabile tra le schiere di questo governo.

A Umberto Bossi l’Italia non deve niente, se non un certo orgoglio nell’analfabetismo che si é fatto strada tra gli italiani come una gramigna inarrestabile.
Per lui oggi fatico a provare altro che nostalgia, sì, ma per il giorno in cui - soltanto per un attimo - abbiamo potuto sperare che se lo portasse via un ictus. Invece ci siamo dovuti sorbire altri vent’anni di farneticazioni ugualmente feroci, ma almeno di più difficile comprensione. Anni di odio, di intolleranza e di violenza che lasciano alle loro spalle soltanto le macerie del Paese che avremmo potuto essere e che, purtroppo, non saremo mai.

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Babbo, Dumas, Ella Fitzgerald