Amara natura
Oggi ho sentito affermare che la natura abbia reso amari certi alimenti per salvare l’uomo dal mangiare qualcosa che metta in pericolo la sua vita. Mi è sembrata una visione un po’ troppo gentile della natura e sono andato a controllare.
Infatti no, non si può affermare che la natura abbia intenzionalmente reso amari certi sapori per dissuaderci dal mangiarli.
È piuttosto il risultato di un processo evolutivo: molte sostanze tossiche avevano un gusto amaro e gli individui che lo evitavano sopravvivevano più facilmente. Col tempo, l’amaro si è quindi consolidato come segnale di possibile pericolo, pur senza essere una regola assoluta.
Ci sono ovviamente cose amare che ci piace mangiare senza dover necessariamente morire. Tuttavia mi domando se le persone che apprezzano il gusto amaro (gruppo che non annovera la mia persona) abbiano una tendenza subconscia ad affrontare la vita con maggiore rischio. Se, per contro, le persone che non hanno gusto per l’amaro, tendano a vivere la vita con più prudenza.
In media, agli sportivi estremi piace la cicoria? I giocatori d’azzardo nascondono una segreta passione per il tarassaco? I giornalisti di guerra viaggiano con scorte di pompelmo? I vigili del fuoco bevono il caffè senza zucchero? I sommozzatori si immergono con bastoncini di liquirizia nella muta?
Sciocchezze, ci mancherebbe. Ma la questione rimane: quando corriamo un rischio, compiamo un gesto che ci appartiene nel profondo per natura?
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