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Tra le più grandi figure mistiche della Storia, non tutte hanno trovato Dio sulla via di Damasco, ma sono invece state trovate da lui in tenerissima età.
Il quattordicesimo Dalai Lama lasciò la famiglia a soli quattro anni per assumere la guida spirituale del Tibet dopo aver riconosciuto senza esitazione gli oggetti della sua vita precedente, mostrando una precocità mistica condivisa con Teresa di Lisieux, che esattamente alla stessa età si votò consapevolmente a Dio in seguito alla morte della madre. Sulla stessa linea temporale si colloca Padre Pio, che a soli cinque anni sperimentò le prime estasi e scelse autonomamente la via della dura penitenza fisica.
Mio figlio lo chiamo “Padre Pio” già da un paio d’anni, quando al primo anno di asilo già mostrava una fascinazione per la chiesa - come luogo fisico - per le campane, l’organo, e tutti gli annessi e i connessi.
Se gli chiedi di disegnare una casa, lui disegna una chiesa. Come detto, lo fa da tanto tempo.
All’inizio ci ridevo. Ora meno.
Questo pomeriggio, mentre sistemavo la spesa in frigo, Oliver mi chiama. Lo raggiungo in camera sua, dove siede sul tappeto a disegnare coi pastelli. “Cosa disegni?” intravedendo già l’ennesima croce.
“Una chiesa in Palestina,” mi fa, tutto contento. In Palestina? Perché? “È una chiesa in Palestina sotto la guerra.” Ah. “E Dio porta la pace. La chiesa l’ha costruita tutta da solo.”
Della Palestina gli ho parlato io. Un paio di volte è capitato, quando mi aveva chiesto cos’è la guerra. Gli ho parlato dell’Ucraina e della Palestina. La guerra è brutta, la guerra è triste, la guerra fa male, cose così, niente di più. Penso un mese fa, o giù di lì.
Di dio invece abbiamo parlato di più, proprio per quella sua fascinazione. Ma anche lì, non essendo credente, per sommi capi: c’è chi crede che dio è in cielo e ha creato tutte le cose e ci insegna come vivere in modo giusto. Poi aveva cominciato a chiedere lui di entrare nelle chiese e, una volta dentro, si guardava intorno rapito.
Ma unire la Palestina a dio, dio come forza di pace. In Terra Santa! Ecco, mi ha sconvolto. Soprattutto perché so con certezza che non l’ha sentito da sua madre e, tanto meno, all’asilo, dove non sono proprio autorizzati a parlare di religione.
Assumo che sia semplicemente un bambino con una forte sensibilità e forse, perché no, con un’inclinazione alla spiritualità. Eppure mi inquieta. Da un lato sono fiero dei suoi pensieri, della sua maturità. Dall’altro trovo il tema precoce, se non guidato.
Alla fine, continuerò a chiamarlo 'Padre Pio' con un sorriso, ma anche con un pizzico di rispetto in più. Perché se a quattro anni da compiere il santo di Pietralcina sceglieva la via della penitenza, il mio Oliver ha scelto una strada decisamente migliore: quella di un architetto visionario che, armato solo di pastelli, costruisce chiese e tesse speranze di pace, laddove i grandi sanno fare solo la guerra.
Però ecco, andiamoci piano, amore di Babbo. Che le stimmate sono una scocciatura.
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