Babylon Berlin 5
Doveva finire così. Se una serie tedesca comincia negli anni ‘20 è davvero, davvero difficile che non finisca nel nazismo. Ed è prevedibile che lo faccia bene. La quinta (e finale) stagione di Babylon Berlin non è bella, ma è giusta. È pensata bene e realizzata così così, ma rimane nei parametri della giustezza. C’è la progressione, ci sono gli atti, c’è il finale in crescita, c’è la morale storica. Non ci sono gli intrecci, non c’è la complessità dei personaggi e delle relazioni, non c’è la loro evoluzione. Ci sono gli attori, ci sono le loro battute, ma non c’è il sotto testo. Sono mossi dalla trama anziché dal desiderio. E così si perde la costruzione delle stagioni precedenti. Queste otto puntate finali agiscono con etica e buone intenzioni, ma in qualche modo rimangono appiccicate con lo sputo nel contesto della struttura complessiva.
Questo non cambia il fatto che Babylon Berlin sia una bella serie, coraggiosa, attraente e solida, trainata innanzitutto dal soggetto, che in quanto a originalità poco ha da invidiare a produzioni ben più celebrate. È un prodotto che vive nel suo tempo, con onestà e determinazione. E tanto basta. Si contano davvero sulle dita di una mano le serie che non hanno stagioni calanti. Questa le ha. Ma l’idea di principio è solida abbastanza da caricarsi sulle spalle il peso di nove anni di produzione, attraversando la metamorfosi di una nazione che sta ripercorrendo gli stessi errori del passato.
Non deve essere stato facile mettere mano all’atto finale. Ma in questo anno del signore duemilaesei è stato doveroso.
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