Rossa
Fa uno strano effetto, dopo trentasette anni, sentirmi rappresentato per la prima volta. Vivere in un contesto, intendo, che rispecchi la mia intenzione di voto. Vivere in una città socialista, rossa. Niente ulivi, niente querce, niente democratici, niente tricolore. Proprio rosso.
Esproprio delle multinazionali immobiliari, cucine sociali di quartiere, tetto agli affitti, piano per l'edilizia sociale, tassazione dei grandi patrimoni, taglio dei biglietti di bus e metro, riforma dell'accoglienza, inclusione politica.
Rosso. Quella roba lì che manco mi ricordavo come fosse fatta. Quella roba lì ha vinto. Nella mia città.
Abbiamo inappellabilmente, irrimediabilmente, sfacciatamente vinto. Contro i trend locali e globali, a dispetto dell’odio e della diffidenza che ci attanaglia, questa piccola, piccolissima isola torna ad essere l’oasi di inclusione, tolleranza e solidarietà per la quale è sempre stata celebre e per la quale avevo scelto di trasferirmici. Con la tenue speranza che un poco di questi valori potessero contaminare la crescita di mio figlio. Che a quattro anni ancora da compiere può già godere di una vittoria per la quale ho dovuto attendere tanto a lungo. C’è New York e c’è Berlino sulla mappa delle metropoli rosse.
E scusate se è poco.
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