Bilancio
Non tornavo in quella panetteria dal giorno in cui mi sono trasferito a Berlino.
Sono trascorsi tre anni. Avevo viaggiato tutta la notte in treno da Milano con uno zaino, due valigie, una bici e il cane. All’alba sono sceso a Hauptbahnhof, una bellissima mattinata come questa, ho preso il tram e ho raggiunto quello che ad oggi resta per me uno degli angoli più graziosi della città.
La proprietaria, una signora tunisina distinta, stava alzando la serranda in quel momento. Ho legato fuori il cane, appoggiato tutti i bagagli all’ingresso e stravolto mi sono appoggiato al bancone. Ho ordinato un cornetto e una caffè che mi sono fatto servire a un tavolino sul marciapiede. La brioche era appena sfornata e il caffè faceva puntualmente schifo. Mi sono goduto un’ora buona seduto lì, a osservare la mia nuova città svegliarsi un po’ per volta. Ero troppo stanco per pensare, ma ricordo quell’aria elettrica e l’eccitazione che ha sempre accompagnato l’apertura di un nuovo capitolo.
Tre anni in cui è successo di tutto.
Ero partito con l’idea di trarre un primo bilancio dopo due. Che bilancio vuoi trarre, se non che la brioche è ancora calda e il caffè fa puntualmente, inesorabilmente, tragicamente ancora schifo? Avevo sorriso allora e ho sorriso anche questa mattina. Eccolo, il bilancio.
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