I matti custodi di Berlino
Credo che questa città si possa raccontare soltanto attraverso i suoi matti.
Ci vorrebbe il tempo da trascorrerci insieme. Quartiere dopo quartiere, passare un giorno a ciascun angolo di strada e offrire un caffè a un matto. E ascoltare. Osservare. Davvero a volte mi sembra che siano loro i veri custodi di Berlino.
Il tizio che suona lo xilofono a caso per ore, la signora che mi chiede sempre l’ora e si arrabbia se le dico che non sono le quattordici in punto, l’altro svalvolato che si crede il maresciallo Petain e via discorrendo. Un campionario infinito di matti patentati che chissà quante ne hanno viste, ma che conoscono la città come nessun altro, perché l’hanno osservata dal loro silenzioso angolo inquieto e invisibile, attraverso i suoi cambiamenti troppo rapidi che, non stento a crederlo, sono stati sicuramente la ragione della loro follia.
Un archivio cittadino dei pazzi. Qualcuno ci deve avere già pensato. Avrà avuto anche la pazienza di ascoltarli?
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