Capitolo 10.1
Maya, ancora in uniforme, è sdraiata sul tappeto soffice di fianco al lettino, in posizione fetale, deve avere freddo. Il braccio sul quale poggia la sua testa è allungato sul materasso di Carlus, che le stringe la mano nel sonno. Mancano ancora un paio d’ore all’alba, ma Descaves non se la sente di lasciarla lì in terra accartocciata - lo sa dio se conosce la sensazione di risvegliarsi dopo una notte lì in terra con la schiena a pezzi.
Le sfiora delicatamente la spalla, lei sussulta, gli occhi gonfi come se fosse sopravvissuta per un soffio a una rissa. Lui si porta subito un dito davanti alla bocca e le fa segno di seguirla. Maya sbadigliando rimbocca il piumone a Carlus e raggiunge Descaves in cucina.
Si è svegliato un’ora fa, credo. Mugolava, sono andato a consolarlo. Sarà perché era rintronato, ma non mi è sembrato turbato di trovarmi lì. Solo voleva tenermi a tutti i costi la mano e non me l’ha più lasciata.
(sorride con dolcezza e gratitudine) Non so davvero come ringraziarti.
(lei fa un gesto vago con la mano nell’aria) Ora se non le spiace…
(la ferma) Maya. (tentenna) Ci sono stati degli sviluppi.
(non riesce a trattenere un altro sbadiglio) Sviluppi?
Dal bagno adiacente giunge distinto il suono dello sciacquone.
(spaventata) Commissario… c’è qualcuno in bagno?
Stavo giusto per spiegartelo.
Dal corridoio arriva il suono di passi pesanti. Il tintinnio degli speroni sul parquet. Poi compare sull’uscio della cucina l’imponente sagoma del cowboy, che si staglia in controluce come un’apparizione celeste. Solleva un poco il cappello e rivela un ampio sorriso.
Nella piccola cucina cala un silenzio tombale. Descaves si sforza di non guardare l’espressione esterrefatta e probabilmente indignata dell’agente Darwish. Incredulo il suo sguardo si sposta avanti e indietro dal cowboy al commissario, come un pendolo impazzito.
Commissario, che cosa sta succedendo?
Maya… forse è meglio che ci sediamo. Un cowboy ha molto da raccontarci e abbiamo poco tempo.
Maya si siede. Il cowboy prende posto di fronte a lei. Descaves prepara una grossa moka e la mette a bollire sui fornelli, poi li raggiunge al tavolo.
Bene. (guarda entrambi, Maya respira ancora la bocca aperta in preda a una evidente tachicardia) Ci siamo Un Cowboy. Ti ascoltiamo.
Un Cowboy comincia a parlare. E le frasi, a differenza della grande confusione dimostrata durante gli interrogatori, e pur con grammatica incerta e pause buttate a casaccio come avena alle galline, prendono lentamente ordine.
Fino ad assumere le sembianze di un racconto. Fino al sorgere dell’alba.
(continua)
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