Capitolo 10.2 (La Frontiera)
È una regione a nord. Oggi la si pensa quasi come una periferia della città, infondo si raggiunge in meno di un’ora di treno. Per loro al tempo era invece impensabile visitare Berlino. Sarebbe stato più semplice immaginare di godersi finalmente qualche giorno di vacanza e di visitare la Jugoslavia (e comunque non sarebbe mai successo). Berlino era soltanto un luogo ostile, violento, lontano. Il loro Bauernhof non aveva geografia. Era un perimetro, sganciato dal mondo. E quali altre città illuminassero quelle stelle, rimaneva una fantasia per i ragazzi.
Ecco quello che i Dorn invece sapevano: a maggio si raccolgono le fragole e il rabarbaro; a luglio si miete l’orzo, poi il frumento e la segale; in agosto si raccoglie la colza; a settembre le patate; poi mele e pere a inizio ottobre. La stagione si chiude con zucche e barbabietole, e infine il mais da foraggio. E poi c’erano i cavalli, una mezza dozzina di Fleckvieh - bestie possenti - e anche pecore e oche.
Tra le colline ondulate, i campi immensi, il profumo di terra bagnata, i laghi isolati e le strade sterrate, il loro mondo era ridotto a un Dreiseithof di Feldstein con finiture di mattone. C’era la residenza, stalle lunghe e un fienile monumentale disposti attorno a un Hofraum acciottolato che proteggeva il lavoro dai venti della pianura. Satteldächer curvi come le schiene di animali addormentati. Sul retro, un Bauerngarten recintato dove si trovava un orto per l’autosufficienza della famiglia (perché il raccolto ogni anno era un’incognita).
Una vita dura, stagione dopo stagione, che rispondeva soltanto dei capricci della natura, senza mai conoscere riposo. In un luogo fermo e solitario. Fermo. E solitario.
Emmanuel era ancora un ragazzo quando conobbe Geske al Flößerfest. Che poi “ragazzo” è come lo chiameremmo noi oggi, ma al tempo era già un uomo fatto e finito. La pelle del suo volto si era scrollata di dosso l’adolescenza come un pensiero superfluo e i suoi occhi erano già incorniciati dalle fatiche del lavoro; le sue mani erano dure come gli zoccoli di un mulo, perfette per intrecciare i rami ai tronchi della zattera durante il Fest. E mentre lui avrebbe potuto ingannare chiunque circa la sua giovane età, Geske era invece poco più della bambina che i suoi minuti seni e il suo sorriso timido ben dimostravano di essere.
Gli sguardi che si scambiarono durante quel tiepido giorno di agosto, malcelati nel breve spazio che separava la riva e la zattera, non passarono inosservati e presto andarono giustificati.
Si sposarono, non ancora ventenni, ebbero un figlio. Forse lo desideravano, forse no. I Dorn non erano il tipo di genitori ai quali porre certe domande. Fatto sta che da loro ce lo si aspettava. E due braccia in più, nei campi, tornavano sempre utili.
Il bambino crebbe come gli altri bambini intorno a lui, con una visione ristretta del mondo astante, circondato da una staccionata di legno che delimitava il suo universo e da un altro ancora, di ferro, distante, del quale sapeva ma di cui non si curava, che demarcava la Repubblica Democratica. Il suo tempo era scandito dal lavoro nel Bauernhof e dalle poche ore di scuola, esauriti i quali saltava la staccionata di legno e galoppava al lago in sella al suo cavallo, mentre gli altri ci andavano in bicicletta, i più audaci col Simson.
(continua)
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