Capitolo 11.2

Infuria la bufera. La città viene preparata da giorni alle ventiquattro ore più nevose da novantatré anni. La neve cade così fitta da nascondere il vuoto in un unico massiccio sudario. Nemmeno si possono più distinguere le automobili parcheggiate dalle aiuole. Lungo ogni strada regna un silenzio di cenere. Le serrande rimangono abbassate, gli aerei restano negli hangar, anche i cani si accontentano di pochi passi all’interno del cortile per fare i loro bisogni. L'anarchica Berlino, la ribelle Berlino, viene inghiottita nel lockdown più rigoroso, che nemmeno la pandemia era riuscita a imporle. Ma come spesso accade, nell'invisibilità delle emergenze, rimane chi non ha tempo di curarsi delle ordinanze e delle raccomandazioni alla cautela e si è alzato di buon’ora per mettersi all’opera e fornire la propria stoica manodopera al servizio dei concittadini. Perché se è pur vero che oggi frutta e verdura non raggiungeranno i supermercati, che il caffè andrà gustato in casa e che i dibattimenti in tribunale andranno rimandati, i genitori - quelli che ne hanno la possibilità - dovranno continuare a lavorare dal soggiorno, e dunque i bambini da qualche parte debbono pur andare. Per questo un migliaio delle 2871 Kita berlinesi oggi sono messe in moto da educatori armati di ghette, ramponcini, racchette da neve e perfino sci da fondo, in attesa di stralunati strabiliati strapazzati omini Michelin trasportati come doni sulle slitte di cui ogni buon genitore berlinese è munito.
Leise rieselt der Schnee”, “Schneeflöckchen, Weißröckchen”, “A, B, C, die Katze lief im Schnee” si sentirebbe cantare da ogni vetrina illuminata, attraverso le vetrofanie natalizie, se solo anche i cori stonati dei più piccoli non venissero inghiottiti dal muro bianco. E poi Bastelarbeiten col cotone idrofilo, rametti secchi, pigne e tappi di sughero. Perché la neve sarà pure una gran rogna per i grandi, ma per i bambini tutta quella panna che piove dal cielo non rappresenta che gioia e occasione di gioco.
Ma quello cui stanno per assistere i bambini nella Kita bilingue Les Petits Oursons sulla Gaudystraße li lascia senza parole ben più che se fosse planato dal cielo Babbo Natale in persona con le sue nove renne. E per stupire un bambino berlinese ce ne vuole.


(continua)
parole: 365

Indietro
Indietro

Capitolo 11.3

Avanti
Avanti

Capitolo 11.1