Capitolo 2.2

Quando penso di non potermi più stupire…
Commissario.
Vi prego, ditemi cosa sto guardando.
Sven Krüger. Tedesco, sulla trentina, qualche precedente minore per violenza, nessuna condanna, Cottbus originariamente, a Berlino da dieci anni, impiegato in banca, qualche post di estrema destra ma abbiamo contattato il ministero per sapere di più. Celibe, senza figli. Aveva i documenti addosso. 
(grugnisce) Chi l’ha trovato?
Il panettiere. Era coperto di neve, nessuna traccia intorno alla statua.
Legato come un prosciutto.
Corretto.
Quando penso di non potermi più stupire… (sbuffa) Altro?
Un cartello.
Un cartello?
Al collo.
Che cartello?

L’agente muove qualche passo verso la volante, ne estrae una busta di plastica con dentro il cartello.

Remigrazione.
È quello che c’è scritto.
Lo vedo, ma non si sposa bene col suo profilo, concorda? Intendo con la pelata e il resto.
Concordo.
Bene. A che punto siamo?
Krüger è ancora incosciente, trasferito al Charité in ipotermia ma ora fuori pericolo. Il panettiere ha depositato a verbale. Il responsabile distrettuale sta effettuando i rilievi, i reperti sono in macchina. Abbiamo informato il tribunale.
È tutto?
Tutto.
Chi è arrivato per primo sul posto dei nostri?
Io e la Darwish.
Ottimo. (il commissario riflette a lungo, Yilmaz rimane in attesa mentre i pesanti fiocchi gli montano sull’uniforme come panna) Beh, quella parola ci impone di contattare lo Staatsschutz. Non c’è certo scritto “Forza Hertha”. (Yilmaz annuisce) Dov’è la Darwish?
Sta studiando la distribuzione di telecamere sul perimetro.
Bene. (il commissario guarda l’orologio) A breve apriranno i negozi. Krüger non ci si è legato da solo in braccio a von Arnim.
Difficile.
Molto. Questo parco è aperto su tutti i lati e la neve ha coperto ogni traccia. Muovetevi in senso orario dalla Schivelbeiner. Dubito che siano arrivati da Bornholmer, dall’alba ci si muovono già i pendolari. TVCC prima, poi la stradale, qualcosa troviamo di sicuro. E poi anche i taxi, chiamate il Funk e chiedete quali vetture erano in zona nelle ore precedenti al ritrovamento, ormai hanno tutte le telecamere.
Commissario. (Yilmaz si porta la mano alla fronte e va alla volante)

Questa città…  (il commissario scuote la testa. Si scuote la neve dalla giacca.)
Quando penso di non potermi più stupire…

Lo scorso anno avevano trovato un pitone di quattro metri nella Hasenheide. Qualche mese più tardi un cagnolino si era presentato alla padrona con un femore umano tra i denti al Volkspark Prenzlauer Berg. Berlino produce la cronaca più originale con la stessa frequenza dei graffiti. Ma questo non è né un pitone, né un femore. È un uomo, legato come un salame, comparso dal nulla nel quartiere con la maggiore concentrazione di famiglie in tutta Europa, con un cartello politico al collo.

Il commissario batte i piedi in terra mentre prende tempo mentre osserva il responsabile distrettuale scattare le ultime inutili fotografie a una scena del crimine già ricoperta da uno spesso strato di neve. Il freddo è tale che manco i passanti si fermano a curiosare.

Commissario.
È ancora qui Yilmaz?
Krüger si è svegliato.

(continua)
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