Capitolo 3.2

Un cosa scusa?
Un cowboy.
Deve esserci un’interferenza, ho capito “un cowboy”.
È quello che ho detto, commissario. Un cowboy. Non c’è altro modo di descriverlo. Come nei film, col cappello, il cavallo, il lasso e tutto il resto. 
(silenzio)
Commissario?
Sì, ci sono.
Stanno cominciando a girare delle immagini e dei video di questa notte sui social. Corridori, taxi, insonni. Glieli posso girare.
Sì.
(silenzio)
Commissario?
Sì, ci sono. Dunque, ricapitolando: Krüger, un simpatizzante di estrema destra, sarebbe stato trascinato per mezza Berlino - legato come un salame - da un pagliaccio a cavallo, che poi gli avrebbe appeso al collo un cartello con su scritto “Remigrazione”. Ho riassunto bene il quadro?
Fino a prova contraria.
Direi che ci sono tutti i presupposti per diventare gli zimbelli della nazione. (pensa) E più tardi, una volta che ha completato la sua performance, dove si è diretto?
Direzione Tegel, commissario. Ma stiamo cercando di ottenere il materiale dalla stradale.
Ottimo. Io sto per entrare al Charité. Raccogliete tutti i materiali che trovate in un dossier. Intanto avviate un’esplorazione dei maneggi limitrofi alla città: cercate un cavallo corrispondente a quello nel video, verificate se qualcuno risulta mancante dalla stalla nella notte. Denunce per cavalli smarriti dubito di averne ricevute.
(silenzio)
Yilmaz.
Sì commissario.
Questo è un merdone in piena regola.
Sì commissario. Un merdone.
Con le elezioni alle porte e tutto il resto. Ho bisogno che almeno la mia squadra operi come si deve. Niente chiacchiere con la stampa, niente confidenze ai politici. Uno scemo a cavallo in piena Berlino non può pensare di passarla liscia.
No commissario.
Si tratta senz’altro di un esaltato. Ma dobbiamo agire in fretta.
Certamente commissario.
A più tardi.

(continua)
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