Capitolo 3.5

È permesso?
(silenzio. le veneziane sono abbassate e la stanza, non potendo godere di alcuna luce esterna, è avvolta dalla semi-oscurità)
È permesso? (ripete)
Avanti. (mugola una voce biascicante e rassegnata)
(si chiude la porta alle spalle) Commissario Lucien Descaves. Come si sente?
(gli tiene gli occhi stanchi puntati addosso. si prende tempo, poi) Sono in arresto?
In arresto? E per che cosa?
(alza le spalle)
Lei si trova qui in veste di vittima. Non ricorda nulla?
(lo fissa senza rispondere)
(il commissario si avvicina a una sedia ai piedi del letto, sulla quale posa il pesante giaccone) Qual è l’ultima cosa che ricorda della giornata di ieri?
(controvoglia) Sono andato a bere una birra al Syndikat a Neukölln. (allunga una mano verso il comodino e prende un bicchiere di plastica nel quale sputa un grumo di muco marrone)
È un locale che frequenta spesso?
A volte.
Dunque era al Syndikat. Ore?
Sera, non so di preciso.
Bene. E poi?
E poi niente.
(il commissario si appoggia con un sospiro allo stipite della grande finestra) Temo di doverle chiedere uno sforzo maggiore. Si prenda tempo.
(Krüger, nonostante l’evidente fatica fisica, non ha mai smesso di fissare Descaves con un marcato accento di sfida. il commissario attende, ma non arrivando più nulla) Herr Krüger, era da solo?
Sì.
Era da solo a bere una birra al Syndikat e poi non ricorda più nulla. 
Esattamente.
Era al bancone? A un tavolo? All’esterno?
A un tavolo.
Marca della birra?
(improvvisamente Descaves nota qualcosa di nuovo nello sguardo di Krüger. qualcosa che fino a quel punto gli era risultato indecifrabile: disprezzo. sincero, atavico, latente)
Duckstein. Al Syndikat hanno la Duckstein.
Buona! (il sorriso del commissario non viene ricambiato) Dunque era al Syndikat, seduto a un tavolo, di sera, a bere una Duckstein. E poi?
Poi mi sono svegliato qui.
E non ha idea di cosa le sia successo in mezzo.
Nessuna.
Può supporlo?
No.
Certo che no. Anche io non potrei immaginare di essere stato trascinato come un sacco di patate attaccato a un cavallo per mezza Berlino. (Krüger rimane impassibile alla notizia) Non la stupisce quello che le racconto?
Eccome.
Immagino. Ha idea di chi potrebbe volerla trascinare per mezza Berlino come un sacco di patate attaccato a un cavallo?
Nessuna.
Vuole provare a pensarci un momento? Non è un’esperienza che si possano aspettare in molti. (Krüger lo fissa, prende il bicchiere di plastica, ci spunta dentro senza mai distogliere lo sguardo)
Non saprei.
(Descaves si scosta dallo stipite con una spinta e riagguanta il giaccone) D’accordo. (sorride benevolo) Nelle prossime ore verrà a farle visita una collega per raccogliere la sua denuncia. Lei ora pensi a riposarsi.
Non ho intenzione di esporre alcuna denuncia.
(ora è il volto di Descaves a tradire stupore). No?
Alcuna.
Beh, questo è stupefacente. Posso chiederle come mai?
No. Non può chiedermelo. (i due rimangono a lungo immobili a guardarsi negli occhi)
Temo che questa storia - per quanto evidentemente lei lo desideri - non verrà sbolognata con un’alzata di spalle. È stata avviata un’indagine e dovrà rimanere a disposizione della polizia. 
(silenzio)
Si riguardi Krüger. (il commissario si infila il giaccone e imbocca l’uscita, ma quando ha la mano sulla maniglia della porta si arresta e si volta) Ah, Krüger. È familiare con il termine ‘remigrazione’?
(il volto di Krüger, finora in perturbabile, in un attimo si spalanca in una risata oscena) Sì sì, mi è familiare. E a lei?
Non del tutto.
(continua a ridere) E allora è questione di tempo, commissario. Soltanto questione di tempo.

E accompagnato ancora dalle risa scomposte di Krüger, Descaves si chiude la porta alle spalle. Pensieroso ripercorre a ritroso i lunghi corridoi del Bettenhaus fino alla moderna sala di accettazione, la mente ovattata e, in qualche strana maniera, offesa.
Prima di varcare le porte scorrevoli che lo risputeranno nella città, Descaves si calca uno spesso zuccotto in testa, alza il bavero del giaccone e si copre la bocca con la sciarpa di lana. Berlino è ancora in balía dell’instancabile tormenta. E così, pur coprendosi al meglio delle sue capacità, la neve non cessa di posarsi con particolare grazia di contrasto su quei pochi lembi scoperti della sua pelle nera. 

(continua)
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