Capitolo 4.2
“Stasera è tuo.”
Comunicano così da mesi. A monosillabi e parlando del figlio come se fosse una malattia, qualcosa che si prende e che si dà, ineluttabilmente.
“Certo” digita Lucien, anche se l’aveva dimenticato. Non vorrebbe, ma si è lasciato contagiare dal modo di lei. E sebbene sì, Berlino sia per lui una condanna fino alla maggiore età di Carlus, il tempo col figlio è prezioso e non gli pesa mai - nonostante gli sforzi logistici e il carico mentale talvolta insostenibili. Ma è quel modo ad avvelenarlo, a spappolargli lo stomaco, quell’abrutimento al quale si sono ridotti senza che Lucien sappia spiegare né come né quando. O forse sì, lo sa, ma si sforza di non pensarci. E siccome è cresciuto nella dislessia emotiva più assoluta, ha sempre optato per la via più semplice: soffocare le domande nelle risposte metodiche, logiche, dogmatiche del suo lavoro. Un mestiere in cui l’emotività non soltanto non è accettata, ma addirittura interdetta. Si può dire che alle domande del cuore, Lucien abbia risposto con il codice penale. E così facendo avrebbe sbarrato ogni possibilità al dialogo delle relazioni, immergendosi capo e piedi nella melma dell’ordine e della disciplina. Ma non con Carlus. Con Carlus è differente. Perché nessuno meglio di un commissario di polizia sa riconoscere un innocente. A tre anni e mezzo le uniche mani sporche non possono che essere quelle dei genitori.
E poi lo ama. Lo ha desiderato tanto e, quando finalmente lo ha conosciuto, ha capito sin dal primo istante che per lui sarebbe stato disposto a sacrificare la vita.
Non sarebbe scoppiata bomba grande abbastanza, non sarebbe stato commesso crimine sufficientemente efferato, da impedirgli di trascorrere la serata con suo figlio.
O almeno questo credeva.
Lungo il tragitto sulla S1, mentre la città innevata gli sfila accanto, indistinguibile e di una verginità fasulla, il commissario Descaves si incolla al telefono per guardare finalmente i video inviatigli dall’agente Yilmaz. Brevi reel sui social di mezzo mondo, da profili privati come di alcune tra le più autorevoli testate di informazione: primo trending topic in Europa #BerlinRodeo. Musiche western di Ennio Morricone fanno da sfondo ai meme più brillanti, mentre i divulgatori raccontano quel poco che sanno con il faccione incollato ai margini dell’inquadratura.
Il commissario non riesce nemmeno ad innervosirsi per la leggerezza con la quale viene trattato un crimine palese: infondo quello legato al cavallo e la testa a balzelloni è un cittadino innocente. Ma soprattutto in cuor suo - specialmente dopo aver fatto la conoscenza di Krüger - non riesce a trattenersi dal provare simpatia con chi, nell’ala progressista, si rallegra per il cartello al collo. Ovunque abbiano ottenuto l’informazione.
È chiaro che si tratta di ore, prima che i dettagli vengano a galla.
E per le mani, la polizia non ha ancora assolutamente nulla.
(continua)
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