Capitolo 4.3
Il commissariato di Hadlichstraße 16 è uno dei cinque cardini dell’ordine urbano. La città di Berlino è divisa in Direktionen: nord, sud, est, ovest e centro, ciascuno a sua volta suddiviso in Abschnitte distrettuali. In Hadlichstraße ha sede la Direktion 1 Nord, alla quale fanno riferimento i distretti di Pankow, Reinickendorf, Gesundbrunnen e Wedding - una fetta mastodontica della capitale, che comprende alcuni tra i quartieri con la maggiore incidenza criminale. Negli anni il commissariato ha abituato i suoi agenti a notevoli momenti di stress, ma Descaves non ricorda un’atmosfera surreale come quella che incontra al ritorno dal Charité, dai tempi dell’attentato ai mercatini di Natale nel 2016.
Se si osserva un formicaio, il groviglio di insetti può apparire caotico, ma a ben guardare presenta un ordinatissimo incrocio di percorsi precisissimi, di compiti e traiettorie codificate. Basta un colpo nel terreno, a qualche metro di distanza, per far saltare ogni gerarchia, come un sasso lanciato in uno stagno calmo, per far saltare ogni ordinamento, per mandare nel pallone ogni ordine costituito.
E così, quando il commissario varca le porte degli uffici, inizialmente nessuno sembra far caso a lui; ognuno concentrato in piccoli capannelli, chini sugli schermi dei cellulari a commentare i video del cowboy - Descaves non ha bisogno di guardare, li ha visti tutti in metro e riconosce gli audio. Poi, uno ad uno, gli agenti alzano lo sguardo al suo passaggio e ammutoliscono squadrandolo da capo a piedi, come se fosse lui stesso a indossare un cappello a falda larga e gli stivali a punta con gli speroni. Descaves procede ignorandoli a passo spedito verso il suo ufficio, incrociando soltanto lo sguardo di Darwish e Yilmaz, che subito si mettono nella sua scia, chiudendo la porta del piccolo ufficio alle loro spalle.
Ebbene?
DARWISH - Abbiamo contattato ogni maneggio nel raggio di 70 chilometri dai confini regionali. Nessuna denuncia per scomparsa, ma soprattutto nessun frisone nero di quella stazza. Abbiamo chiesto anche agli Streichelzoo - niente.
Il cowboy?
Abbiamo ottenuto i nastri dalla stradale, con la neve che batteva ieri notte non c’è una singola inquadratura che ci permetta di avvicinarci al suo volto. Dalle riprese siamo riusciti a seguirlo fino al vecchio aeroporto di Tegel, poi sembra essersi infilato nella Jungfernheide e non ne abbiamo più trovato traccia.
(Descaves ascolta fissando il nulla al di là della finestra. Guarda l’orologio: due ore e deve andare a prendere Carlus.)
Poi?
È tutto commissario.
Krüger?
YILMAZ - (appoggiando un faldone sulla scrivania del commissario) È arrivato il fascicolo dal Staatsschutz. Krüger è incensurato. Ultimogenito di una famiglia dell’alta borghesia di Charlottenburg, industriali - il padre ha un’acciaieria che produce componenti di ricambio per la Bundeswehr, tra gli altri, e che ha legami stretti con Rheinmetall. Sven ricopre nell’azienda un ruolo di pura rappresentanza, niente di operativo. Dal fascicolo emerge un fiasco in ogni suo tentativo di impresa e, prima ancora, anche di diplomarsi.
Figlio di papà.
Per usare un eufemismo.
Politica?
Molta, ma sembrerebbe non attiva. Dai profili social emerge una spiccata simpatia per i movimenti di estrema destra e per il Terzo Reich (gli mostra degli screenshot dal faldone), è iscritto a numerosi gruppi e non fa molto per nascondere le proprie idee. Nell’estate del ‘24 si trovava nella comitiva di Kampen a Sylt, quelli del saluto hitleriano e del „Deutschland den Deutschen, Ausländer raus!“
Amici di tutto rispetto. Questo spiega il suo atteggiamento nei miei confronti.
Commissario?
Mi ha apertamente minacciato. Quando gli ho chiesto della Remigrazione, mi ha risposto che “è questione di tempo.” Alludeva al colore della mia pelle, se avesse potuto darmi fuoco lo avrebbe fatto anche dentro al Charité.
Bastardo.
Sì, ma niente di strano coi tempi che corrono. Quella politica rimane la nostra unica pista. Krüger mi ha detto che non ha intenzione di sporgere denuncia. Teniamogli gli occhi addosso - a meno che non sia un completo idiota nelle prossime ore volerà basso, ma chiediamo un provvedimento d’urgenza alla procura per sorvegliargli il telefono, non si sa mai. (consulta nuovamente l’orologio) È tutto.
Commissario. (i due agenti lasciano l’ufficio.)
Descaves riprende in mano il telefono. La babysitter gli conferma di essere ancora malata. Lucien si porta le mani alle tempie e cerca di calmare il mal di testa che gli sta trapanando il cervello. Dalla tasca estrae un blister e deglutisce due aspirine, poi si alza, riprende il giaccone e lascia l’ufficio. Passa di fianco a Maya Darwish. “Vado a consultare i rilievi dell’Arnimplatz. Scrivetemi se ci sono novità.”
Quando esce dal commissariato, ha smesso di nevicare. La strada è avvolta nel silenzio. Descaves si infila una sigaretta in bocca e dà una lunga boccata.
“Magari mi remigrassero,” mormora tra sé e sé. E riparte in direzione della S1.
(continua)
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