Capitolo 4.4

Lucien, buon pomeriggio.
Salve Christiane.
Ha un momento?
Veramente io –
Un momento.
Certamente. (prende posto a una sedia colorata della sala educatori) Mi dica.
Come sta?
Tutto bene, grazie. È successo qualcosa?
In effetti, sì. A me spiace dirlo, perchè anche lei sa quanto voglio bene a Carlus.
Lo so.
Quindi non mi torna semplice dirlo, ma devo. Carlus oggi ha di nuovo fatto male a una compagna.
Chi? Paula? Mi scoccia puntare il dito, perché mi rendo conto che ha tre anni, ma è settimane che Carlus mi racconta che lei lo provoca. Anche l’altro giorno ho visto con i miei occhi –
Non è Paula. Oggi è avvenuto sotto i miei occhi e si fidi che non c’è stata alcuna provocazione. 
Ho capito. Ci parlerò. (fa per alzarsi)
Questa sera avremo un consiglio degli educatori.
Capisco, ma le posso assicurare che Carlus –
È buono. Questo lo so, Lucien. Ma ha tre anni e mezzo. Ancora non parla.
Lo so bene, ma ogni bambino ha i suoi tempi. Me lo diceva anche lei.
Glielo dicevo un anno fa.
Un anno fa?
Sì. Ma non è questo. È un insieme di cose. Questi continui attacchi di frustrazione e di rabbia. Il modo in cui esercita questa violenza.
Ricordo di avergliene già parlato. Il modo… come posso dire – poliziesco.
Ah sì. Beh, come le dicevo, non lo impara da me. Sono un commissario, non un agente di strada e non insegnerei mai la violenza a mio figlio.
Sì, ma deve capire che Carlus torce le braccia dietro alla schiena agli altri bambini. Sale sulle loro schiene quando sono a terra. Non sono comportamenti normali per la sua età. Quando gli si parla ha uno sguardo vitreo, come se non ascoltasse.
È vero. Ho capito. Ma la separazione da sua madre, certo deve avere avuto un ruolo. Sicuramente si tratta di un periodo.
Un periodo lungo. Lucien, ascolti. Siamo tutti molto affezionati a Carlus, ma questa sera parleremo e voglio che lei sappia che credo sia giunto il momento di prendere in esame la possibilità che Carlus soffra di una forma di autismo.
Autismo? Ma si sbaglia! Si tratta soltanto di un momento difficile per lui, possibile che non lo capiate?
Non serve alzare la voce.
Non sto alzando la voce! Mi aspetto soltanto che personale specializzato come voi sappia leggere correttamente le situazioni di ogni bambino.
Herr Descaves, per cortesia si sieda.
Christiane, purtroppo ho poco tempo e sono venuto a prendere mio figlio che è di là e mi sta aspettando. Se non le dispiace –
Prego.
Grazie per avermi parlato.

Lucien entra nella sala della materna, sono rimasti pochi bambini: la maggior parte dei genitori li va a prendere prima. Carlus è in un angolo, seduto in disparte, a sfogliare un libro, mentre due bambine si rincorrono con i visi dipinti da animaletti. Descaves gli si avvicina. “Choupinou.”
Carlus lo ignora, come se non avesse sentito nulla. Lucien si accovaccia di fianco a lui e guarda il libro. “Fantômette. Anche a me piaceva molto quando ero piccolo.” Carlus gli prende una mano e gli guida un dito sulla supereroina mascherata. “Fantômette”, ripete Lucien. Carlus finalmente lo guarda, come se lo vedesse per la prima volta, e il suo volto si apre in un timido sorriso.

(continua)
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