Capitolo 4.6

A Descaves piace farsi il bagno con il figlio. È un’abitudine che coltiva da quando Carlus aveva ancora pochi mesi e dalla quale fatica a separarsi. Si chiede spesso quando arriverà il momento in cui il bambino sarà troppo grande per condividere con lui la piccola vasca. È uno dei rari momenti di intimità che anche il figlio sembra vivere con insolita gioia, tra paperelle galleggianti e bolle di sapone che il padre soffia verso l’alto e che Carlus si diverte a cercare di raccogliere sul palmo delle mani. Il cellulare distante, quella ventina di minuti appartiene soltanto a loro e, anche se Carlus ancora non ha trovato la parola, sembra essergliene in qualche misura grato. Da un piccolo amplificatore Descaves è solito lasciar risuonare vecchie canzoni francesi che gli ricordano la sua infanzia in campagna e che canticchia stonato sbagliando tutte le parole. Un siparietto che diverte molto suo figlio. 

Quand j'étais petit garçon
Je repassais mes leçons
En chantant
Si alza per prendere l’asciugamano.

Et bien des années plus tard
Je chassais mes idées noires
En chantant
Avvicina il tappetino al lavandino strisciando coi piedi e, mentre allunga la mano per raggiungere gli asciugamani, lo sguardo gli cade sul telefono che sta raccogliendo una raffica di notifiche.

Mais je n'peux pas m'expliquer
Qu'au matin elle m'ait quitté
Il respiro di Descaves gli si mozza in gola.
Enchantée

Maya. Che é successo?
Commissario, la stavamo cercando.
Cosa è successo.
Commissario, una bomba. 
(silenzio)
Commissario?
Arrivo.

Choupinou. Ti va di conoscere i colleghi di papà?


(continua)
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