Capitolo 5.2

Alle ore 20.00 - perché siamo pur sempre tedeschi - di fronte alla sede federale della Deutsche Wende in Schillstraße, a due passi dai palazzi del potere e a una sola fermata di autobus dal punto esatto in cui lo Scania R 450 di Anis Amri si portò via dodici vite, nel cuore pulsante della vita diplomatica della capitale tedesca, un’autobomba è deflagrata levando una nuvola nera in cielo con un boato. 
Verrà ricostruito che, soltanto a causa del montaggio difettoso - forse il detonatore mal collegato - l’esplosione è stata sì poderosa, ma incompleta. In buona sostanza, l’innesco ha fatto partire la carica, ma non ha sviluppato la piena onda d’urto prevista. Sono esplosi dunque i vetri delle finestre dei palazzi fino a Wittenbergplatz, quattro passanti sono rimasti gravemente feriti e un’altro paio sono stati sbalzati in acqua mentre passeggiavano sul Lützowufer. Non la strage che avrebbe potuto e dovuto essere, ma l’effetto è stato comunque quello sperato: il terrore, di nuovo, nel cuore della città.

La sede della Deutsche Wende aveva già da tempo vita difficile. Berlino, nelle grafiche dei sondaggisti, compare ancora come un’isola rossa nell’oceano marrone dell’ultradestra. Il dilagare della peste ideologica neonazista ha negli anni eroso un territorio che coincide pedissequamente con la Cortina di Ferro, illudendo la capitale di essere immune all’avanzata dei neo-nazisti. Ma il contagio si è progressivamente portato nel cuore dell’avamposto occidentale della diversità e dell'inclusione, masticando strada per strada nuove fette di consenso: la gentrificazione dilagante e un’economia massacrata dai conflitti internazionali ha indebolito massicciamente il sistema immunitario democratico. Così la tensione politica e sociale, dacché si consumava in maggior parte nelle campagne della ex Repubblica Democratica, ha infine trovato nuovo terreno tra i quartieri fricchettoni o punk di una città che, francamente, credeva di poter vivere un suo meritato periodo di riposo dopo i travagli infernali del secolo precedente.
Le vetrine azzurre della Schillstraße erano dunque da tempo prese di mira dalle più e meno pacifiche dimostrazioni dei gruppi progressisti. Per lo più trovate creative - come è proprio della città di Berlino, - esibizioni di forza e di resistenza non violente, sfottò nel maggiore dei casi; ma anche qualche forzatura: un paio di minacce imbrattate sui muri e le serrande bersagliate dal lancio di bottiglie.
Ma niente che potesse lasciar presagire un attacco di questa magnitudo.

(continua)
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