Capitolo 6.1
Se gli chiedessero quale, tra i tanti, fosse l’elemento che più lo angoscia dell’essere genitore, quello sarebbe l’insostituibilità. Che è una condizione rara, nella nostra società. Quando accade, di fatto, di essere indispensabili a tal punto da non essere sostituibili? Ci sono poche professioni che richiedono una specializzazione tale da non poter fare a meno di noi. Un incrocio tra talento personale e fiducia esclusiva, come un tennista o uno scacchista. Una figura che possiede una conoscenza esclusiva della sua materia, che nessun altro collega può improvvisare, per quanto qualificato. Quel peso, quella responsabilità, è inquantificabile. Non si impara, non si insegna. La si assorbe, ineluttabile.
Con un bambino piccolo sotto la propria responsabilità esclusiva, per Descaves non c’è incombenza grave abbastanza - nemmeno la propria salute - che possa surclassarlo. Un golpe? Carlus deve cenare. La minaccia atomica? L’asilo alle 16.30 chiude. Un infarto? Il bimbo dorme. Che potrebbero suonare caustici come scenari, ma nel caso della professione di commissario di polizia - e, per di più, negli scenari delle ultime ventiquattr’ore - il senso di impotenza è paralizzante.
Descaves dovrebbe essere in diversi posti. Descaves dovrebbe parlare con diverse persone. Descaves dovrebbe interrogare, ammanettare, bussare a delle porte, dare ordini. Dovrebbe visitare il luogo dell’attentato, fuori tempo massimo. Torchiare sospettati politici. Dovrebbe visitare i maneggi di mezzo Brandeburgo. Dovrebbe cercare Sven Krüger.
Descaves è invece inchiodato in camera sua, mentre a pochi metri da lui riposa suo figlio Carlus, abbracciato al suo peluche di cane poliziotto. E non c’è nulla che ora possa cambiare questa condizione. Non finché attende di firmare le carte del divorzio.
Tutto quello che Descaves può fare è trascorrere la notte alzato, fumare una sigaretta via l’altra, ingozzarsi di caffè e biscotti, comunicare con i suoi agenti sul campo via messaggio, comporre un mosaico di appunti e post-it sul parquet, degno di una basilica bizantina. Tutto quello che Descaves può fare è cercare disperatamente il bandolo della matassa, mentre il mondo specula in preda al panico.
Descaves è in trappola. Non meno delle decine di spacciatori che lui e la sua squadra hanno braccato nei vicoli bui di Neukölln. “È finita,” pensano, “ora non c’è più nulla che possa fare”. E si arrendono all'ineluttabilità degli eventi.
A meno che, all’alba
Pronto.
YILMAZ - Hanno trovato altri due nazisti.
(continua)
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