Capitolo 6.3
Si muove soltanto coi mezzi, lo aiuta a riflettere. I tragitti in S-Bahn gli puliscono la mente, qui la varietà berlinese si incontra come le particelle di un reattore, danzano insieme a una rapidità accecante senza mai sfiorarsi, sempre a un soffio dalla collissione, sempre a un soffio dal disastro. Che prima o poi arriva. I viaggi nei vecchi vagoni sospendono il tempo e ti sbattono in faccia la schizofrenia di una città con troppa storia, la moltitudine di solitudini che si rincorrono come ombre. Per Descaves è uno spettacolo trascendentale, come osservare la danza dei dervisci: si annulla nella ripetizione, si confonde nel movimento perpetuo.
Consulta il cellulare. È un’esplosione di nuovi video, ma a lanciarli ora è la stampa di mezzo mondo: la Puschkinallee, un paio d’ore prima, deserta; il maledetto cowboy in sella al suo cavallo, placido, al passo, con un uomo legato per i piedi, trascinato a rimorchio, e una ragazza prona assicurata da una corda spessa alla punta decorata della sella. Ancora una scena da Far West, del tutto surreale: roba che Descaves conosce solo dai film sui cacciatori di teste. Il cowboy sembra non avere l’ombra di una preoccupazione al mondo, come se davvero passeggiasse in piena solitudine per le piane del Wyoming.
Questa volta la scena ha più angolature. La Puschkinallee è uno snodo cruciale per quella parte della città, ben più esposto di Prenzlauer Berg al traffico interno. La dashcam di un tassista ucraino, gli occhi elettronici del parco, perfino un influencer di running che macina chilometri per una challenge su Strava. Ora la polizia ha sicuramente abbastanza per un’identificazione, anche se “Tschon Wayne”, come lo chiama il web, ha mezzo volto coperto da una bandana rossa da assalto alle diligenze. Descaves è scosso da un moto di speranza che nelle prossime ore il caso possa giungere a una svolta.
(mormora a mezza bocca) Questa volta non la fai franca.
Sceso dal treno, avanza ad ampie falcate verso il commissariato. Nonostante la notte insonne, Descaves è sorridente e carico di energia. È impossibile che la faccia franca una seconda volta. Come è impossibile che le sue apparizioni siano slegate dall’attentato alla sede della Deutsche Wende - troppe coincidenze. Ma perchè vestirsi da coglione? Perché quella inutile spettacolarizzazione. Il commissario non vede l’ora di trovarsi nella stessa stanza del giustiziere solitario per torchiarlo a modino. Con questi pensieri, proprio mentre sta ricominciando ad abbassarsi una fitta cortina di neve su Pankow, con la borsa a tracolla e un bicchiere di caffé macchiato in mano, Descaves imbocca la Hadlichstraße, ma proprio mentre sta per superare la prima fila di volanti, con la coda dell’occhio nota qualcosa muoversi nel parcheggio. Lentamente ritorna sui suoi passi.
Criniera pesante, respiro come vapore, bardella e arcione, staffe decorate, redini spesse, morso lucido. Un imponente frisone nero legato alla rastrelliera delle bici di servizio.
(continua)
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